giovedì 28 giugno 2018

Canto Notturno - serata di musica e poesia - 10 luglio 2018 ore 21.00 Cortile degli Aranci dell'Oratorio S. Filippo Neri di Roma - a cura di Zingonia Zingone

Martedì 10 luglio 2018 alle ore 21 si terrà il consueto incontro annuale di poesia e musica organizzato da Zingonia Zingone in collaborazione con la  Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri a Roma. La serata, intitolata “Canto Notturno”, si svolgerà nella suggestiva cornice del Cortile degli Aranci presso l’Oratorio, in Via della Chiesa Nuova, 3.
A quasi duecento anni dalla stesura definitiva de L’infinito, una delle liriche più famose d’Italia, proponiamo un viaggio al cuore del Romanticismo per riscoprire insieme, tra  versi, brani e note l’immutabilità della bellezza. Protagonisti della serata saranno i canti del poeta recanatese Giacomo Leopardi (1798-1837), interpretati da Caterina Silva e commentati dal Professor Franco Nembrini, e le composizioni di Frédérich Chopin (1810-1849) e Franz Schubert (1797-1828) eseguite al pianoforte dal Maestro Sandro de Palma. Sarà inoltre presente il poeta contemporaneo Claudio Damiani, nelle cui poesie risuona quel modo leopardiano di contemplare e interrogare la natura sul mistero del vivere.
Attraverso questo appuntamento, l’associazione Oratorium aspira a riavvicinare tutte le persone – soprattutto i giovani e le persone più semplici – alla poesia, sfatando il mito di un genere letterario desueto e fuori dalla portata della gente. Vi invitiamo pertanto a lasciarvi avvolgere dalla notte e, come pastori erranti nel silenzio, alzare lo sguardo verso la luna per cogliere il canto luminoso, carezza d’infinito.



giovedì 7 giugno 2018

Riccardo Canaletti intervistato da Antonio Veneziani

I tuoi numi tutelari; quindi maestri, se ce ne sono.

Quando penso alla figura del maestro sono costretto a fare una divisione profondissima da quelli che sono stati i miei veri e propri mentori, che fisicamente mi sono stati vicini, e naturalmente le grandi letture che mi accompagnano nel percorso (molte suggeritemi proprio dai primi). I miei grandi maestri, dunque, sono Nicola Bultrini e Umberto Piersanti, entrambi marchigiani, entrambi molto influenti sul mio modo di scrivere e di concepire la poesia, il primo per l’importanza del ritmo, il secondo per l’importanza della musicalità e della voce, elementi legati al canto della mia zona. I grandi maestri mai conosciuti, invece, sono Leopardi, Dante e Pascoli, molto lontani dal mio modo di scrivere, ma fondamentali per lo sviluppo di un pensiero poetante solido, seppur dinamico. Menzione di merito, tra gli stranieri, a Rilke e Bonnefoy.

La Perizia della Goccia (Ed. AE) è un libro attentissimo alla lingua. Frutto, immagino, di sfiancanti limature. Parlamene.

La scrittura, soprattutto in quel periodo, che va dall’estate del 2016 alla fine di aprile del 2017,  ma ancora ora per altre vie, è sempre stata per me un lavoro costante su ciò che in realtà non era necessario dire. Il mio lavoro è interamente dedicato agli spazi bianchi, ai silenzi, che ancora ne La perizia della goccia concepivo tutto sommato tradizionalmente. Due grandi figure mi hanno aiutato in questo: Ungaretti, naturalmente, e Miles Davis con il suo monito di “suonare ciò che non c’è”. Ecco, la scrittura per me ha costantemente bisogno di quel labor limae necessario per poter lasciare uno spazio di comunicabilità con il lettore, quello del non detto, dello spazio.

La tua direzione. Dove stai andando?

Ora mi sono fermato con quella che io considero una scrittura tecnica, che ha bisogno di determinati strumenti (un foglio, una penna, un pc, etc.) e sto affrontando un periodo in cui la scrittura è un pensiero meditato, una riflessione nella mente, spesso affiancata da veri e propri esercizi di contemplazione e di meditazione. Qualche parola, se dovrà uscire, uscirà solamente se spinta da quella forza di gravità che si appoggerà su ogni sillaba, indipendentemente da me. Uscirà, insomma, del tutto naturalmente, in maniera fluida. Amo l’acqua, vorrei che la mia scrittura fosse acqua. Per questo cerco di allontanarmi dagli strumenti, dalle protesi (protesi che in altri autori sono fondamentali, e con questo quindi non voglio dare giudizi di valore ma solo esprimere la mia convinzione sulla scrittura nel mio percorso, assolutamente soggettivo); avverto, per così dire, il bisogno, se non la pura necessità, di lasciare fluire il silenzio, di prestare attenzione al dettato delle cose nella maniera meno frettolosa possibile, per cui mi impongo l’astensione da ogni forma di scrittura, come ho detto, tecnica.

E la tua generazione. Compagni di strada? Corsa solitaria?

Non mi sento minimamente parte di un ambiente, come ad esempio quello poetico, in cui spesso accademici slombati e poeti che pensano agli smalti la fanno da padrone; ma ho tanti amici, tanti riferimenti, tante figure da cui imparare, con cui confrontarmi. Tra i tanti Gabriele Galloni, Gianluca Furnari, Valentina Colonna, e davvero molti altri, tutti, più che della mia generazione, under 30. Sono pienamente convinto che la scrittura sia qualcosa di esclusivo in un certo senso, per cui, sì, il percorso è solitario. Ma se è vero che la poesia non è solo significato, è giusto, perlomeno nel mio viaggio, dedicarmi individualmente esclusivamente a ciò che non può essere significato, mentre là dove si cede al senso è fondamentale il dialogo. La comunicabilità dell’arte, con Kant, è per me un imperativo assoluto (ma questo non vuol dire che tale comunicazione debba essere semplice o arida).

Progetti futuri.

Come dicevo prima sono impegnato in questi esercizi di “riflessione privata”, ma sto lavorando con quelle poche, pochissime, parole che cadono, nella speranza di poter scrivere qualcosa sul silenzio e, dunque, inevitabilmente sull’acqua. Per ora mi limito a vivere nell’essenzialità della parola e del corpo, da spinoziano che sono, che già mi sembra una bella sfida in un mondo fin troppo avvelenato dalla superstizione o dal nichilismo. Il mio lavoro, dunque, è un aprirsi alle corrispondenze, nella certezza che tutto possa risultare, alla fine, davvero “più della somma delle parti”.





Riccardo Canaletti nasce nel 1998 nelle Marche. Scrive in silenzio

lunedì 4 giugno 2018

Dialogo tra Salvatore Contessini e Diana Battaggia intorno a "La cruna" (Ed. La Vita Felice 2018)


“La cruna” (Ed. La Vita Felice 2018) è la tua quinta raccolta poetica, recentemente pubblicata con La Vita Felice. Partiamo dal titolo: vuol essere un immediato indizio di ciò che troveremo?

Il titolo rimanda a un passo biblico, riportato da Luca e Matteo, noto per la forza del paradosso del cammello e della cruna. La citazione, in quanto paradosso, lascia aperta la possibilità all’evento come plausibile, così come i testi contenuti nella raccolta narrano di passaggi stretti riferiti a una verosimile attività indagatoria della realtà che proponga analoga eventualità. Passaggi impraticabili da attraversare, se non per mezzo di nuovi interrogativi scaturiti da teorie scientifiche che danno credibilità alla deformazione dell'occhiello della cruna, secondo una misura di soggettività poetica.

Leggeremo quindi una combinazione di scienza e poesia: come dialogano queste due discipline?

Entrambe si basano sulla volontà di conoscere, di sapere e rispondono alla necessità dell’uomo di capire come sono fatte le cose, la natura, l’universo, lui stesso.
La silloge è ispirata dalle nuove teorie della realtà fisica, fondate su una sua reinterpretazione che impone una rivoluzione del pensare l’organizzazione stessa del reale. Ne è risultata una composizione in versi con inediti interrogativi, punti di vista inusuali e tematiche insolite.

In che dimensione collochi la tua poesia? Irreale, surreale, metafisica?
La potrei definire poesia dell’oltre, che vive delle parti dell’ago, strumento che consente il risarcimento di quanto strappato, ovvero l’accostamento di lembi separati che si uniscono o riuniscono per una rinnovata dimensione unitaria.

«È l’altrove, il luogo dello spirito che è sempre da ritrovare e riconoscere, il luogo che comunque permette di ripartire, nella certezza che la poesia è in grado d’indicare la strada»: è un estratto dalla prefazione di Piero Marelli al tuo libro. I tuoi testi ci forniscono suggerimenti utili per districarci nell’esistenza?
I testi raccolti nel “La cruna” sono stati scritti nel corso di diversi anni, dal 2011 al 2017.
In ogni sezione è manifesta questa linea temporale dalla data apposta a fondo testo che mi è servita per confermare la ricorrenza dei temi sui quali continuo a indagare, perché insoluti. Il possibile si manifesta come interrogazione incessante sul senso dell’esser(e)/ci, della vita, della storia.
Nella prima parte c'è una scansione indicatrice di percorsi che consentono risposte verosimili ai quesiti posti: il pensiero che non conosce limiti, l'invisibile che ci circonda ma ha le sue linee di campo in cui siamo immersi; il tempo trascorso che si fa memoria e costituisce l'inconscio quale luogo della stratificazione delle tracce indelebili che accendono i ricordi, fucina di perenne movimento.
Nella seconda parte sono stati utilizzati riferimenti araldici quali portato dei contenuti già trattati nella prima partizione. 
Nel complesso dell’architettura compositiva il non detto è quanto si lascia sottinteso, con il fine di stimolare curiosità e intuizione del lettore.

Il timbro originale della tua voce, il registro, è rintracciabile in una ricerca lessicale con esiti netti ma complessi. In molti testi de “La cruna” appare una seconda persona: di chi si tratta?

L’utilizzo della seconda persona incognita è una caratteristica di scrittura che segna il personale percorso poetico e da cui non è facile affrancarsi. Non si tratta sempre dello stesso soggetto, l’interlocuzione avviene abitualmente con il genere femminile, e dove questa è assente l’introspezione diviene l’altra cifra caratterizzante.


Nelle tue precedenti raccolte, il tema del tempo è sempre stato presente. Ritorna anche ne “La cruna”?

La natura del tempo è uno degli assi sui cui la raccolta si poggia, in particolare il tempo unitamente all’invisibile, sono i temi cardine che il tutto sostengono. Il tempo ciclico, lineare, curvo, ma soprattutto, tossica sovrastruttura o variabile inquietante, è la ricorrenza insistita.
Il suo sfaldarsi quale percezione fisica induce spaesamento interrogativo che accompagna a mondi ancora incogniti, solo parzialmente esplorati. Già è complesso comprendere la cosiddetta quarta dimensione, lo spazio/tempo, figuriamoci le altre sette dimensioni della teoria delle stringhe che conduce agli universi paralleli. Cosa accade quando cambia la nostra esperienza, quando si amplia la conoscenza e il punto di osservazione? Secondo teorie della fisica quantistica, il punto di osservazione diventa parte del fenomeno osservato. In che modo questa sperimentazione diviene parte della nostra vita? Ecco allora la narrazione di mondi a noi invisibili: intuizioni su eventi accaduti o che potranno accadere.

E’ quindi il tuo un racconto di eventi?

Sì, un racconto di eventi e non di cose. Le cose permangono nel tempo, gli eventi hanno limiti temporali. Questo racconto ha trovato nella forma poetica la facilitazione di un linguaggio interrogativo e introspettivo teso a fornire una collocazione ordinata degli eventi, anche se non di tutti, almeno di quelli più intensi. Un cantare che negozia con l’altrove la formazione di un pensare, una filosofia, che ha anche riferimenti ai primordi del pensiero stesso, ma che comporta un cambiamento radicale e profondo della cultura sedimentata.

Ecco alcuni testi tratti da "La cruna" (Ed. La Vita Felice 2018)

Regressi

E se i sogni fossero finestre
su porte scorrevoli dei molti mondi?
Saresti stata un’altra vita
con le visioni sui risvegli d’oggi.
Demonica persecuzione
di un ramo che è seccato a vuoto.


Dove la tengo l’anima bruciata
sotto la teca di un cristallo
o nel concilio d’infernali colpe?
Come padrone di destino coltivato
o come demone che sfida l’assegnato?
Domande al bordo di un trasporto
che si consegna al viaggio di ritorno.


Antimateria

Non rischio di cadere se mi guardo
in rifrazioni verticali sconosciute
solo mi astengo dal presente
a ripercorrere le tracce di un sorriso.
Trovo le particelle assenti di materia
mendaci risultati interroganti
le riflessioni spoglie di luce
un’entità da meditare a fondo.


Maturazione

Eccolo il tempo del rifiato
con gli anni che si murano
oltre le contrazioni di memoria.
Ecco il ricordo di una mano
che stringe il dito adulto dell’unione
e il silenzio soddisfatto del casato.
Ora del ceppo pago s’ode la voce
il lieve fremito di foglio
il nuovo campo da vergare.
Ora le viste adulte stanno
sull’asse piano del rispetto:
regale posizione d’impari altezza.


Poetica di un ciclo

Gli angoli portatemi via e i sentieri,
il cuore segreto della notte
che soddisfa requisiti d’irreale mira,
il volo, il vuoto, gli spazi liberi dell’aria,
l’invisibile consistenza
attraversata da bracciate a nuoto,
le narrazioni predisposte ad affrontare
quello che avviene prima
che si consumi il giorno.
Lasciate pure lo sguardo imprigionato
le mura in pietra di cristalli
l’impercettibile superamento in sensi
il punto nullo ove converge il corpo
il sonno del riposo ora che dormo.


Elaborazione dati

Non sono più uno di voi
perché non lo sono mai stato,
non sono più quello che sono
perché mai riuscito.
Tutti abbiamo la cruna stretta
e il passaggio improponibile di cima;
nessuno valuta il paradosso materiale
come flusso di quantità indulgenti
e interstizi vuoti di sostanza:
si guarda al fulvo, si pensa la criniera.
Se l’esistenza pensiamo in ologramma
possono i sogni esprimere materia?
È l’interrogativo che galleggia
prima che sonno rotoli dal cosmo

e la coscienza tacitata trovi l’artiglio.



Salvatore Contessini (Roma 1953), architetto e collaboratore editoriale. Pubblicazioni in poesia:
Il sole sotterraneo della luce nera (2003); Domestico servizio (2007); Criptogrammi – tetralogia di un alfabeto rivelato (2008); A guardia del riposo (2011); Una tempesta di parole - suggerimenti accolti (2011); Dialoghi con l’altro mondo (La Vita Felice 2013). Segnalazione a Premio Poesia Lorenzo Montano 28 ed. (2014); finalista a Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Percorsi Letterari dalle Cinqueterre al Golfo dei Poeti” 2014; vincitore Premio Int.le di Narrativa e Poesia Città di Caserta 2015. Curatele per volumi antologici:con Diana Battaggia: Fotoscritture – Istantanee di Erico Menczer – immagine e poesia (2005); Scritture urbane – Appunti fotografici di Gianfilippo Biazzo, Immagine e Poesia su Roma (2007); Arbor Poetica – Poesie su immagini di Stefano De Francisci (2011); Novecento non più – verso il Realismo Terminale (2016).

Ovvero "Colei che è" di Stefania di Lino. Recensione a "Cambio di stagione e altre mutazioni" (Oèdiopus Ed. 2017) di Floriana Coppola

« Ho scritto per essere raggiunta, ma anche per marcare una distanza, per aprire un varco alla memoria e per consolarmi di averla perduta...