lunedì 21 gennaio 2019

La Lezione umana e poetica di Claribel Alegría - Bazzecca Lab - Milano - 25 gennaio 2019 ore 21.00


La Lezione umana e poetica di Claribel Alegría 
VENERDI 25 GENNAIO
ore 21.00
Bezzecca LAB Milano
via Bezzecca 4, Milano

Relatori:
Zingonia Zingone
Mario Santagostini
Con interventi di:
Samuele Editore
Incontri Editrice
 
 
Claribel Alegría è tra le maggiori esponenti della letteratura centro e sudamericana, ed è attualmente tradotta in 15 lingue. Nata nel 1924 a Estelí, in Nicaragua, da padre nicaraguense e madre salvadoregna, trascorre l’infanzia e l’adolescenza nel Salvador. Nel 1943 si trasferisce negli Stati Uniti per studiare alla George Washington University, dove si laurea in lettere e filosofia. Lì incontra Darwin J. Flakoll, che sposa nel 1947 e con cui avrà quattro figli. L’anno successivo pubblica il primo libro di poesie, Anillo de Silencio, con l’aiuto e l’apprezzamento del Nobel per la letteratura Juan Ramón Jiménez. Tornata in patria si lega al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. Nel 1978 riceve a Cuba il premio «Casa de las Américas», il più prestigioso riconoscimento letterario latinoamericano. In seguitò le verranno conferite diverse onorificenze e vincerà un nutrito numero di premi letterari internazionali, tra i più recenti: il «Neustadt International Prize for Literature» (2006), le viene conferito il grado di «Commendatore dall’Ordine della Stella Della Solidarietà Italiana» (2010), il «Premio Camaiore Internazionale» (2016) e il Premio «Reina Sofía de Poesía Iberoamericana» (Spagna, 2017). Dopo aver vissuto in vari paesi europei e latinoamericani, nel 1979 Claribel e Darwin si trasferiscono in Nicaragua per scrivere libri di testimonianza sulla realtà centroamericana. Viene a mancare serenamente il 25 gennaio 2018.
In Italia le sue ultime pubblicazioni sono: Ceneri d’Izalco (con Darwin J. Flakoll, Incontri Edizioni 2011), Alterità (Incontri Edizioni 2012), Voci (Samuele Editore 2015), Amore senza fine (Fili d’aquilone 2018, pubblicato in Spagna nel 2016 da Visor con titolo Amor sin fin).
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Sito: bezzeccalab.wordpress.com

Ingresso gratuito per i soci – tesseramento annuale € 5,00 


Evento organizzato in collaborazione con Samuele Editore e Incontri Editrice
tel. 02.86.89.44.33 tram 27, 9, 19 e 12 – bus 60, 73
Informazioni: e-mail bezzeccalab@gmail.com
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I relatori 
MARIO SANTAGOSTINI
Poeta e critico, è nato a Milano, dove ha sempre vissuto. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo Uscire di Città (1972; 2012), Come rosata linea (1981), L’Olimpiade del ’40(Milano, Mondadori, 1994), L’idea del bene (Milano, Guanda, 2001), La vita (Faloppio, Lietocolle, 2004), Versi del malanimo (Milano, Mondadori 2007), A. (Faloppio, Lietocolle, 2011), Il vento, ma inteso come forma di vita(Milano, Quaderni di Orfeo, 2011). Ha inoltre scritto il saggio Manuale del poeta (Mondadori, 1988). Traduttore dal tedesco (Goethe, Kleist, Chamisso) e dal latino (Inni Ambrosiani, Inni cistercensi), suoi interventi sono apparsi nel settore culturale di alcuni quotidiani e di riviste come “L’Unità”, “Il Giornale”, “Il Corriere della Sera”, “Nuovi Argomenti” e “Poesia”. Tra i riconoscimenti ottenuti il Premio Città di Como del 2014 con la raccolta Felicità senza soggetto. Ha collaborato e collabora alle pagine letterarie e artistiche di vari quotidiani e periodici. Da anni si occupa della Bottega di Poesia del Festival Internazionale di Poesia “Europa in Versi” ed è in Giuria al Premio Camaiore.




ZINGONIA ZINGONE
Poeta, scrittrice e traduttrice, scrive in italiano e spagnolo. Cresciuta tra Italia e Costa Rica, è laureata in economia. HA pubblicato sei raccolte poetiche. I suoi libri sono stati tradotti in inglese, francese, kannada, e marathi e pubblicati in Italia, Spagna, Messico, Costa Rica, India, Francia e Nicaragua. Le sue poesie sono incluse in numerose riviste letterarie e sono state tradotte in svariate lingue. Curatrice e traduttrice di raccolte poetiche dall’inglese, spagnolo e italiano, tra cui Voci di Claribel Alegria (Samuele Editore, 2015) che ha ottenuto il Premio Camaiore nel 2016. Cura la rubrica “Il grido e il sussurro” di poesia internazionale per la rivista “Minerva”. Con le Edizioni della Meridiana ha pubblicato le raccolte poetiche I naufragi del deserto nel 2015 e Le tentazioni della luce nel 2017.


BEZZECCALAB
Il laboratorio culturale BezzeccaLab nasce in seguito a un bando del Comune di Milano, vinto da un progetto presentato insieme da due associazioni.
Magnolia Italia è un’Associazione culturale di promozione sociale di formazione e ricerca, la cui finalità è organizzare e proporre attività di sostegno, divulgazione e sviluppo della cultura e delle arti, intesi come strumenti di miglioramento della qualità della vita. Magnolia Italia in particolare si occupa di: organizzare laboratori gratuiti permanenti, riservati a tutti i soci; realizzare corsi di alfabetizzazione e approfondimento del mestiere delle arti, corsi di formazione professionale e workshop di scrittura, cinema, lettura e letteratura anche nelle scuole di ogni ordine e grado; attività di coaching, editing e traduzione;progettare e organizzare eventi culturali e artistici (due edizioni della rassegna
Libri in movimento); pubblicare la rivista letteraria on-line in italiano e in inglese INKROCI.
Forma&Contenuto è una associazione culturale orientata alla progettazione e attuazione di percorsi formativi espressivi. Dare senso alla frammentazione del sapere: questa è la sfida. Una società che intende educare istruendo non può ridurre tutto il percorso della conoscenza alla semplice acquisizione di competenze. Compito prioritario è educare istruendo le nuove generazioni, e questo è impossibile senza accettare la sfida dell’individuazione di un senso dentro la trasmissione delle competenze, dei saperi e delle abilità. Di fondamentale interesse sono tutte le attività che si rifanno alla macro-area del “non verbale”: espressioni artistiche quali l’arte, la musica, la comunicazione corporea diventano canali privilegiati entro i quali educare ed educarsi a un senso profondo della relazione basata sulla centralità della persona, il rispetto reciproco e il valore aggiunto del lavoro cooperativo. La comunicazione artistica, componente fondamentale e universale dell’esperienza e dell’intelligenza umana, offre uno spazio simbolico e relazionale propizio all’attivazione di processi di cooperazione e socializzazione, all’acquisizione di strumenti di conoscenza e autodeterminazione, alla valorizzazione della creatività e della partecipazione, allo sviluppo del senso di appartenenza a una comunità, nonché all’interazione fra culture diverse.
SAMUELE EDITORE
Samuele Editore nasce nel 2008 a Pordenone con un indirizzo che predilige la poesia. Fin dall’inizio riprende il marchio storico della Tipografia di Alvisopoli fondata nel 1810 da Nicolò Bettoni. La vecchia Tipografia nella sua storia pubblicò diverse opere importanti come Le Api panacridi di Alvisopoli (1811, scritta per il figlio di Napoleone Bonaparte) di Vincenzo Monti (poeta, scrittore, drammaturgo, traduttore tra i massimi esponenti del Neo Classicismo italiano). La Tipografia, che aveva per logo un’ape cerchiata da un tondo con il motto Utile Dulci, lavorò fino al 1852, anno della sua chiusura.
Samuele Editore raccoglie l’eredità di quel grande momento storico assumendo gli stessi ideali e gli stessi obiettivi di Nicolò Bettoni. Già dopo pochi anni di attività Samuele Editore si è imposto all’attenzione della cultura nazionale lavorando coi maggiori esponenti della poesia, del giornalismo, della televisione italiana. Con un lavoro di promozione continuo sia con manifestazioni proposte dalla Casa Editrice (a Pordenone, Trieste, Venezia, Milano, Torino, Roma, Napoli, eccetera) sia con partecipazioni a Festival importanti (Pordenonelegge, Salone del Libro, Ritratti di Poesia, Più Libri più Liberi) sia con newsletter e pubblicità settimanali in internet, Samuele Editore vanta una presenza nei maggiori giornali nazionali quali “Il corriere della sera”, “L’espresso”, “L’Avvenire”, “L’Unità”, e continue recensioni nella rivista “Poesia” di Crocetti.

INCONTRI EDITRICE
Incontri Editrice nasce a Sassuolo, dapprima collegata alla libreria e come centro di promozione e aggregazione culturale, poi dal 2005 come editore in proprio. Oggi la casa editrice vanta un ampio catalogo di titoli suddivisi in diverse collane di narrativa, poesia, arte, teatro, fotografia, cucina, saggistica e storia, con autori noti a livello nazionale e autori locali di qualità.
Nel 2015 gli viene riconosciuto una targa di merito e ringraziamento dal Sindaco e dall’Assessore alla Cultura di Sassuolo per “la preziosa attività svolta nel campo dello studio, della conoscenza e della diffusione della storia locale e della cultura”.


Donne in Poesia Essere autrici/Essere curatrici a cura di Mariapia Quintavalla - 25 gennaio 2019 ore 18.00 Casa Museo Alda Merini Milano

Il 25 gennaio 2019 alle ore 18.00 presso la Casa Museo Alda Merini di Via Magolfa 32 - Milano riprende, dopo una brevissima pausa, Donne in Poesia - Essere autrici/essere Curatrici ideata e curata già da molti anni da Mariapia Quintavalla. Questo primo incontro del 2019 vedrà partecipare Tiziana Colusso, Cinzia Marulli, Alessandra Paganardi, Alina Rizzi e Giovanna Rosadini. Ovviamente l'incontro sarà diretto da Mariapia Quintavalla.

Residenze & Resistenze Creative - Casa Museo Alda Merini - Milano 24 gennaio 1019 ore 18.30

Il 24 gennaio 2019 - ore 18.30 - nella Casa Museo Alda Merini - Via Magolfa 32, Milano ci sarà un incontro dedicato al vivere poetico dal titolo "Residenze & Resistenze Creative" curato da Tiziana Colusso che è anche l'ideatrice e fondatrice del progetto Atlante delle Residenze Creative. Con l'occasione sarà presentato  il libro appena pubblicato da LuoghInteriori Edizione curato dalla stessa Tiziana Colusso e che raccoglie esperienze di residenze e resistenze creative. Oltre a Tiziana Colusso saranno partecipi al dialogo Donatella Bisutti, Diana Battaggia e Cinzia Marulli, ma soprattutto si attende la partecipazione attiva del pubblico che potrà parlare del proprio pensiero-esperienza - progetto di vivere poetico.

martedì 8 gennaio 2019

Cinque poesie inedite di Anna Toscano

Foto copyright di Grazie Fiore
Una sorta di rassegnazione
 
C’è una sorta di rassegnazione
in questa piccola cameriera
dai tratti orientali, minuta
e svelta nel piccolo ristorante
nel cuore di Lisbona.
 
I suoi occhi fuggono
quando il donnone inglese
fingendo di fumare
attraversa la strada
e le allunga una mancia.
 
Lei rientra ancora più veloce
una banconota nel palmo della mano
sopra posate e piatti sporchi;
la srotolerà solo nella notte
una occhiata alle pantofole
ed è già ora di stendere tovaglie.
 
Alla signora davanti a me
 Alla signora davanti a me
quando si appisola cade
il basco con paillettes sulla fronte,
arriccia il labbro superiore
come per fermarlo poi
apre gli occhi e dice
ci siamo ci siamo.
 
Il marito dentro una felpa con zip
addentellata sulla carne
senza togliersi le cuffie le risponde
non ci siamo non ci siamo.
 
Tutta la tratta Bologna-Firenze
è andata così.
A Roma Termini la addetta alle pulizie
ha raccolto il manicotto
sintetico fucsia della signora
lo ha messo al collo e svuotando cestini
 guardava al finestrino come le stesse.
 
  
Nel volo per Madrid
 
Nel volo per Madrid
la mia vicina di posto
va al funerale del padre,
in treno il mio dirimpettaio
a quello del fratello.
 
Arrivano, si siedono
si addormentano pesantemente
poi aprono gli occhi
increduli sulla vita
che in pochi istanti
cedono alle lacrime.
 
Così è quel risvegliarsi
senza ancora contatto
col mondo dei ricordi,
la grazia prima dello spavento.
 
  
Tagliando le cipolle
 
Ieri mentre tagliavo le cipolle
pensavo alle sarde in saor di mia nonna
poi pensavo a mia madre
alle sue ultime parole
“Cretina, perché piangi”
mi domandavo  dunque
se ci debba essere un motivo
per piangere
e uno per lacrimare
la guerra l’amore il mare
le persone che ti rubano dentro
le lampade gialle al soffitto
il mio cane che sta male
c’è qualcuno che visti i permessi per le lacrime
quante in quale occasione e come
e con le cipolle,
con le cipolle cosa dobbiamo fare.
Poi ho tagliato i porri
e ho pensato al mio desinare.
 
 Vorrei raccontarti
Vorrei raccontarti di una infanzia
triste in una città opaca, non
distrarti, parlo di un luogo
dentro l’ovatta dei giorni con
il mercato dei fallati a rallegrarlo.
 
Parlo di una grande casa mai
silenziosa su un cielo basso, troppo
basso per riuscire ad alzare la testa, la
strada per la chiesa troppo breve così
la via per la fuga: un elastico e una
corda alla vita tirava indietro senza
speranza di ossigeno.
 
Ascolta voglio dirti di volti ora
amati che non sapevano amare e
amarsi, di vite dannate da
legacciuoli sparsi, anime ribelli
nate in anni e luoghi sbagliati.
 
Ti dico che le strade erano strette non
passava l’aria, i giorni stantii e
le furie poco addomesticate: una patina
attorno a famiglie perfette solo
da fuori delle finestre con ampi tendaggi.
Ti direi della volta che il padre della
mia amica disse nell’altra stanza Basta!
e un colpo di pistola vibrò;
lei, la mia amica, mi fece cenno  di
continuare a studiare mentre un silenzio
cereo scendeva sul nostro tavolo.
 
Ti dico che quando sua madre apparve con
del tè e della torta capii quanto spesse
fossero anche le loro tende lunghe fino
a terra con dei nodi come i falsi ricchi,
quanto stretta la corda che avevo in vita
quanta vita avrei voluto senza dimenticare.
 
 
Anna Toscano vive a Venezia, insegna presso l’Università Ca’ Foscari e collabora con altre facoltà. Scrive per testate, tra cui Il Sole24 Ore e Doppiozero. Sesta e ultima raccolta di poesie è Al buffet con la morte, La Vita Felice 2018, preceduta da Una telefonata di mattina, 2016, Doso la polvere, 2012; liriche, racconti e saggi sono rintracciabili in riviste e antologie; sua la curatela di cataloghi e libri di poesie. Ha ideato e condotto la trasmissione radiofonica Virgole di poesia per Radio Ca’ Foscari. Per la testata on-line La Rivista Intelligente cura Venerdì in versi. È stata editor per case editrici, lavorato come ufficio stampa; ha collaborato con varie scuole di scrittura e ha fondato “Lo Squero della parola”, laboratorio di scrittura. Come fotografa suoi scatti sono apparsi in riviste, manifesti, copertine di libri, mostre personali e collettive. Varie le esperienze teatrali, tra le quali “Voce di donna Voce di Goliarda Sapienza”.  www.annatoscano.eu  
 
 

lunedì 17 dicembre 2018

Il Tempo e la Memoria - Lucianna Argentino legge "L'amore di ottobre" e "Semi lontananza" (ChiPiùNeArt) di Angela Argentino

Arriva un momento in cui anche se gli anni che abbiamo da vivere sono ancora molti si sente il bisogno di fare un bilancio, un primo bilancio, che forse corrisponde più a un’esigenza interiore, a un tempo interiore che non anagrafico. Ed è ciò che fa Angela Argentino in queste due sillogi poetiche, “L’amore di ottobre” e “Semi di lontananza” (ChiPiùNeArt, 2018) entrambe racchiuse in un unico volume,  che, compenetrandosi e completandosi,  tracciano il percorso compiuto fin qui dalla poetessa  nei suoi ricordi e con i suoi ricordi. La memoria del passato, infatti, getta una luce importante sul presente, fa sì che noi lo si comprenda meglio e soprattutto lo si viva al meglio così  la sua luce si estende anche sul futuro e la poetessa, coadiuvata in questo dalla forza della poesia come forma di resistenza al passare degli anni, percorre i suoi ricordi traendone senso per il qui ed ora della sua esistenza. Il sentimento che sottende a tutta la poetica contenuta in questi due libri, nonché motivazione profonda che ha spinto la poetessa a scrivere, è, a mio avviso, la nostalgia, lo scorrere del tempo come qualcosa che sembra sottrarre vita alla vita, dico sembra perché a momenti di sconforto in cui Angela Argentino si sente “carne inutile” si alternano momenti in cui il sentimento del passato, della sua ricchezza, lo riaccende di molteplici significati che ne illuminano il senso. Accanto agli inevitabili rimpianti che albergano in ognuno di noi, c’è, quindi, anche la profonda consapevolezza che il cuore, nonostante tutto, mantiene la capacità di stupore e di meraviglia. I ricordi, la memoria che della nostra vita conserviamo e, in qualche modo rielaboriamo, fanno di noi ciò che siamo e Angela Argentino traccia il suo percorso interiore e psicologico rivivendo le varie fasi della sua storia coniugale, inscritta nella più ampia visione dell’esistenza comune e di quel simile sentire che ci unisce. E dunque ecco le attese, le speranze, gli entusiasmi che abbiamo provato tutti nel nostro affacciarci alla vita; poi le delusioni, i disincanti, le amarezze che però, ed è anche questo che ci insegna la poetessa, non possono e non devono precluderci altre speranze e altri incanti. Per questo motivo ella sente ancora il desiderio di cantare: “Anche se carico d’anni/ il canto d’amore/ ha la voce argentina/ di una campana a festa/ o di un uccello/ che ha fatto il primo volo”.  La poetessa canta, canta la vita e soprattutto l’amore passato indenne attraverso le sue vicende, amore di cui ritrova intatte le radici ancora capaci di nutrirlo ed è questa attitudine al canto che ha mantenuto e mantiene l’anima di Angela Argentino giovane nel senso di ancora desiderosa di imparare, di scoprire se stessa e l’altro.  L’altro, ossia l’amato, perché questo è, a tutti gli effetti, un canzoniere d’amore, dell’amore maturo e libero, che fa dell’autunno con tutti suoi colori e sapori lo specchio di quella stagione che la poetessa sta vivendo e che ci racconta con tante vivide immagini. Stagione in cui, come scrive, aumenta la sapienza e anche, aggiungerei, una sorta di leggerezza e libertà perché si è ormai affrancati dagli affanni e dagli impegni giovanili del costruire, del crescere, del realizzare e in cui, pertanto, si può assaporare pienamente il senso profondo dell’esistenza, respirare più liberamente e anche lasciarsi andare e godere e assaporare ogni  momento con la giusta e dovuta intensità. Le immagini che, dunque, la poetessa ci offre ci rimandano il senso di sacralità del creato, a cominciare dagli occhi dell’amato ai quali ella sovrappone i suoi per una visione più ampia dell’esistenza e dello stesso amore che così tanti e diversi volti ha e ne assume nelle diverse stagioni del nostro percorso esistenziale. Permeate dalla forza dirompente che questo sentimento vi inietta ne e che, tuttavia, se non si fa atto concreto la esaurisce, perché l’amore, lo ripeto spesso, è un atto che presuppone certamente una cura e un’attenzione per quei luoghi interiori e intimi da cui esso sgorga come una sorgente che si fa ruscello poi, a mano a mano,  si gonfia e si fa fiume prima di sfociare nell’immensità del mare. Mare non citato casualmente in quanto è uno dei tanti elementi naturali che ricorrono in queste sillogi e che fanno da sfondo attivo e partecipe ai suoi stati d’animo e sono, quindi, parte integrante del suo sentire. Elementi naturali e luoghi concreti, la Grecia, la Sicilia, che divengono luoghi intimi, specchio del profondo mondo interiore della poetessa. I poeti, infatti, non si sentono staccati dalla natura, dal mondo che li circonda, ma anzi, sono i portatori di quel messaggio che le mute creature che popolano la nostra esistenza ci suggeriscono attraverso la loro semplice presenza.
Molto bella e pregnante l’immagine racchiusa nei versi da “Il tanto perduto” in “Semi di lontananza”: Il tuo sguardo alle mie spalle/ è un ponte rotto/ che vorrei rimettere in piedi/con un miracolo/ che cancelli offesa e orgoglio. Segno di ciò che non siamo riusciti a cogliere, a vedere dell’altro, perché magari per raggiungerlo abbiamo percorso strade fragili che sono franate sotto i nostri piedi, quindi possibilità negata di una comunione più profonda che presuppone, come la poetessa, scrive nel verso finale un “lungo lavoro”. E lei lo ha compiuto e continua a compierlo se nella nota introduttiva afferma che del tanto perduto è riuscita a fare un vino prezioso. Lo ha fatto e lo fa attraverso la poesia, l’arte, che costruisce ponti, crea relazioni in quello “spazio che non sempre ci separa” specie quando è spazio per la parola poetica, spazio per l’ascolto di sé e dell’altro. In conclusione Angela Argentino, come scrive nella poesia che chiude “L’amore di ottobre” mette in tavola una porzione di felicità acquistata con passione e determinazione e ce la offre in spirito di condivisione e umanità.
Dicevo all’inizio che le due sillogi, impreziosite da alcuni acquerelli opera della stessa poetessa che ritrae Noto, sua cittadina natale, si compenetrano e si completano in una lunga serie di rimandi che ne illuminano i percorsi senza soluzione di continuità, ma seguendo una loro personale freccia del tempo sono le tappe di un percorso ancora lungo ed entusiasmante come lo è la vita di ciascuno di noi.
Lucianna Argentino
 
Il tempo giovane
 
Mi manca quel cielo brillante
e l’aria dove danzava polvere d’oro.
Mi manca il tempo giovane
quando prendevo Dio per mano.
   
Il calendario inutile 
Pare che abbiano perso l’ordine
gli orari
gli eventi in successione.
Noi abbiamo un appuntamento solo
tutto il giorno
e l’indomani pure.
A noi basta
questo tanto presente
che rende inutile
il passar del tempo
e il calendario.
Ché tanto è sempre festa
per noi
in quell’attimo tondo e perfetto
che ci implode.
Gli adolescenti travestiti
 
Dicevano di scrivere su un muro
che si amavano
quei due pieni di rughe
seduti a una panchina.
 
Erano adolescenti travestiti.
Ridevano.
Sfuggì il suono di quel desiderio
fino alle orecchie di due che si baciavano.
Che videro
gocce di eternità
cadere
nel loro bacio
giovane e profondo.
 
La giusta angolazione
La tua tanta bellezza


io stento a ritrovare.
Ma so che c’è
e fragile attende il mio giudizio.
Quel viso segnato
è quello che io avrò dopo di te.
 
Io acerbo frutto di autunno
da raccogliere in un cesto di memorie.

 
L’amore di ottobre è cosa seria.
Non compare nell’effigie
che ci ha stampato il tempo.
E si vede solo la giusta angolazione
quello che amore merita:


il prendere
il dare
la pietà in sommesso silenzio.
Il tanto perduto
 
Vorrei arrivare fino a te
e non so più la strada.



Il tuo sguardo alle mie spalle
è un ponte rotto
che vorrei rimettere in piedi
con un miracolo
che cancelli offesa e orgoglio.
Ma i ponti crollati
hanno le loro leggi.
Vogliono pace e tempo.
Vogliono reti
vogliono doni
vogliono lungo lavoro.
La canzone
 
Ogni parola di questa canzone
mi gocciola sul cuore


con un dolore che non avevo messo in conto.
 
Non ci sarà altro tempo per noi
lo sappiamo.
Né nuove parole innocenti
né immagini di noi
che sovrappongono
i ragazzi che fummo
alle due creature stanche
che ora cancellano il ritorno.
 
 

domenica 2 dicembre 2018

Leopoldo Castilla, "Descrizione della morte" da Il pendolo del mondo (Raffaelli Editore). Traduzione di Emilio Coco


DESCRIPCIÓN DE LA MUERTE
(Homenaje a Raúl Brié)

 
PRIMER DÍA  
I
No hay lugar en la luz.
El primer día después de la muerte condensas,
el círculo enmudece
–guarda su misión–
y el que estaba se divide sólo en su imagen

el punto de luz
–o la vida– es como ver aletear al círculo de la naranja
el círculo es un pájaro
sin un solo punto de soldura. 
 II
La luz del cuerpo es el pasado

y la forma 

                             amparo

cáscara de otra cáscara que fuimos somos

El feto en el que cabe un muerto.

III

El nombre no puede salir  
aún contiene la vida

otro cuerpo distinto son las sombras 
 y llevan todavía
el nombre de las cosas

el nombre no se va  
se cierra en
y es como la idea que tenía el muerto de su corazón.  
IV
No si estoy en mi carne
hay una medida sin escala
puede corresponder a todo o a poco  
a mi cuerpo
o a cuerpo o ni siquiera a eso
la forma es un deseo sagrado  
sagrado es creer
que hay materiales. 
V
Superpón una hoja blanca sobre una hoja blanca
ninguna se ve  
pedirías una imagen
y la imagen se concibe en
nadie ve porque el que ve se borra
nadie tuvo a otro en sus ojos hay
lo que coincide:
dos hojas blancas superpuestas 
hacen una hoja negra

no soy la imagen
sino su travesía.

VI

No hay transformación.
Lo sucesivo es el acto de la quietud 
la materia no elimina
pero se piensa
y busca caracteres:
la luz ve dentro de la luz

un niño generándose alberga ya a todas sus casas  
nunca habitará ninguna.


TERCER DÍA 
 I
Los otros
como si mi sombra estuviera adentro mío.
Lo que se ha visto
no se pierde en el nuevo estado.  
Después de ellos –o desde ellos–  
viene uno:
la acción o el fulgor  
y luego
la imagen   
en cuya linde
comienza el conocimiento que es la prolongación 
 de las cosas.
Ellos están aquí.

Somos el mismo esplendor  
pero cuando se presentan
la sombra crece, el fulgor disminuye  
o es dividido.
Ellos vienen unidos al conocimiento 
 y traspasan la imagen.

Piensa en la flecha:
su destino comienza cuando divide al arco. 


DESCRIZIONE DELLA MORTE
(Omaggio a Raúl Brié)

PRIMO GIORNO  
I
Non c’è posto nella luce.
Il primo giorno dopo la morte  
condensi,
il cerchio ammutolisce
conserva la sua missione  
 e quello che stava si divide 
 solo nella sua immagine
                                   il punto di luce
o la vita – è come vedere aleggiare  
il cerchio dell’arancia
il cerchio è un uccello
senza un solo punto di saldatura.
II
La luce del corpo è il passato
e la forma
riparo
guscio di un altro guscio che fummo 
siamo

Il feto in cui ci sta un morto.

III

Il nome non può uscire  
contiene ancora la vita

un altro corpo diverso sono le ombre 
e portano ancora
il nome delle cose

il nome non se ne va  
si chiude in
ed è come l’idea che aveva il morto del suo cuore. 
IV
Non so se sto nella mia carne
c’è una misura senza scala
può corrispondere a tutto o a poco  
al mio corpo
o al corpo o neppure a ciò
la forma è un desiderio sacro sacro 
 è credere
che ci siano materiali. 
V
Sovrapponi un foglio bianco a un foglio bianco
nessuno si vede  
chiederesti un’immagine
e l’immagine si concepisce in

nessuno vede perché quello che vede  
si cancella
nessuno ha avuto un altro nei suoi occhi  
c’è invece
ciò che coincide:
due fogli bianchi sovrapposti  
fanno un foglio nero

non sono l’immagine
ma la sua traversata.

VI

Non c’è trasformazione.
Il successivo è l’atto della quiete l
a materia non elimina
ma si pensa
e cerca caratteri:
la luce vede dentro la luce

un bambino che si genera  
contiene già tutte le sue case  
non ne abiterà mai nessuna.


TERZO GIORNO 
I
Gli altri
come se la mia ombra stesse dentro di me.




Ciò che è stato visto
non si perde nel nuovo stato.  
Dopo di essi – o da essi 
viene uno:
l’azione o il fulgore  
e poi
l’immagine  
al cui limite
comincia la conoscenza che è il prolungamento  
delle cose.
Essi stanno qui.

Siamo lo stesso splendore  
ma quando si presentano
l’ombra cresce, il fulgore diminuisce 
o è diviso.
Essi vengono uniti alla conoscenza  
e oltrepassano l’immagine.

Pensa alla freccia: 
  la sua destinazione comincia quando divide l’arco.






Ovvero "Colei che è" di Stefania di Lino. Recensione a "Cambio di stagione e altre mutazioni" (Oèdiopus Ed. 2017) di Floriana Coppola

« Ho scritto per essere raggiunta, ma anche per marcare una distanza, per aprire un varco alla memoria e per consolarmi di averla perduta...