domenica 28 gennaio 2018

Il sogno, la luce e il pensiero: la poesia di Francisco de Asís Fernández letta da Cinzia Marulli

Io scelgo la mia verità (Yo escojo mi verdad) è una raccolta poetica di Francisco de Asís Fernández, selezionata da Victor Rodriguez Núñez,  in corso di pubblicazione in Italia dalla Casa Editrice Raffaelli e tradotta mirabilmente da Emilio Coco.
Siamo di fronte a un libro di grande riflessione sul senso della vita, sul suo inesorabile e a volte crudele trascorrere. E’ un libro d’amore e di dolore. Di sogni e di delusioni.
Persistono gli elementi fondamentali della poetica di Francisco anche se qui hanno subito una sorta di trasformazione ,o forse è meglio dire di maturazione. Il tono è più pacato rispetto alla poesia che troviamo in “Luna bagnata” (“Luna mojada”), ma questa pacatezza è proprio il frutto di un’evoluzione esistenziale  e poetica, di una riflessione impietosa sulla caducità della vita. Alla passione dirompente si contrappone il senso di disperazione, la delusione profondissima della vita che passa togliendo la forza, la gioia; lasciando invece il ricordo di ciò che fu, della bellezza di un tempo. E’ incredibilmente forte questo libro e riesce ad affrontare un argomento difficilissimo come la vita nella sua ultima parte, quando l’uomo fa i conti con il suo corpo orami stanco, a volte malato e comunque oramai debole e succube di disfacimento doloroso, ma con una lievità luminosa. E’ proprio in questo immenso dolore che il poeta Francisco inserisce un elemento incredibile: la speranza e il sogno. 
E infatti, come dicevo prima, gli elementi fondamentali della poesia di Francisco de Asís Fernández persistono, come la “luce” . Una luce abbagliante che si contrappone al dolore, alla paura, alla delusione. Questa luce diviene sogno, desiderio, maturità. E’ un raggio di bene che ci abbraccia tutti. Un esempio è la poesia “La tigre e la rosa” (El tigre y la rosa):

Io sento mentre dormo
che le tigri fanno l’amore con le rose
sotto le brillanti lune azzurre
e ascolto il canto dei cenzontles
e sento l’odore del loro volo.
E odo che la tigre dice alla rosa:
“ti devo sognare per sette notti
e non devo toccarti
perché non scompaia la tenerezza
e la magia delle mie fantasie,
solo così potrò sapere se i miei sogni
mi aspetteranno fino a che apparirà il sole”.


Yo escucho mientras duermo
que los tigres le hacen el amor a las rosas
bajo las brillantes lunas azules
y oigo el canto de los cenzontles
y siento el olor de su vuelo.
Y oigo que le dice el tigre a la rosa:
“te debo soñar durante siete noches
y no debo tocarte
para que no desaparezca la ternura
y la magia de mis fantasías,
solo así podré saber si mis sueños
me aguardarán hasta que el sol aparezca”.


In questa poesia, così come in molte altre del libro, è presente un altro elemento fondamentale: la “natura” nella sua dimensione primigenia, quasi selvaggia ma nello stesso tempo dolcissima.
Io penso che sia un elemento splendido che inserisce il poeta in una dimensione terrena e celeste allo stesso tempo. Lui è radice e nuvola, terra e sogno.  Perché questo elemento “natura” con la sua esplosiva e originaria forza si contrappone alla fragilità dell’essere umano in una lotta costante che non porta però alla rassegnazione, ma al desiderio, alla passione.
La natura diviene metafora del lato bello e vigoroso della vita.
Per esempio nella poesia “Il poeta e il suo specchio” – “El poeta y su espejo” Francisco scrive: … e mi vede come un giovane cervo in giro per le rupi/ in un paesaggio di pietre e spine/ - …y me ve come un venado joven suelto e los riscos/ en un paisaje de piedras y espinas/.
O nella poesia “Sbronza di mezzanotte” – “Borrachera de media noche” : Vorrei dormire come un cavallo che non sa dove dorme/per non vedere le ombre che vedo nella penombra/… - Quisiera dormirme como un caballo que no sabe dónde duerme/ para no ver las sombras que veo en la penumbra/.

Il poeta sente il bisogno, la necessità della metafora del cervo e del cavallo (entrambi animali forti, fieri, elegantissimi) per esprimere il suo desiderio (che poi è il desiderio di ogni uono) contrapponendosi invece alla crudeltà del vero dove spesso, la solitudine dilaga.

Vorrei citare un’altra poesia dove tutti i sentimenti di cui abbiamo parlato coesistono:

Ritratto del poeta

C’è un’infiltrazione d’acqua infame nel tetto della mia testa
che sta inondando tutti i pensieri
che potevano ancora salvarsi con qualche riparazione.
E ci sono molte termiti che distruggono memorie, immagini,
manie, amori e vecchi rancori
che sostenevano molte pareti di carta e dense ombre.
Nel mio corpo sembra che si sia liberato un animale
il cui unico desiderio è quello di distruggere ciò che trova e che ama,
di mangiarsi gli specchi dei fiumi del Paradiso
dove guarda l’orrore dei suoi occhi vuoti aperti
e i monconi dell’anima.


Retrato del poeta  

Hay una gotera infame en el techo de mi cabeza
que está inundando todos los pensamientos
que todavía se podían salvar con algunas reparaciones.
Y hay mucho comején destruyendo memorias, imágenes,
manías, amores y rencores antiguos
que sostenían muchas paredes de papel y densas sombras.
En mi cuerpo parece que se soltó un animal
cuyo único afán es destruir lo que encuentra y lo que ama,
comerse los espejos de los ríos del Paraíso
donde mira el horror de sus ojos vacíos abiertos
y los muñones del alma.


In tutto il libro troviamo poesie dedicate a qualcuno. Così troviamo la poesia che ho già citata prima “Il poeta e il suo specchio” – “El poeta y su espejo” dedicata ai nipoti Andrés Alejardo Francisco de Asís d Andrea Camila Francisca de Asís; la poesia “Corrispondente di guerra” – “Corresponsal de guerra “ dedicata alla memoria del grande amico, il poeta Alvaro Urtecho; la poesia “Eva sul palmo della sua mano” – “ Eva en la palma de su mano” dedicata a Gioconda Belli; la poesia “Mondo della poesia” – “Mundo de la poesia” dedicata alla memoria dei fratelli William Hüpper, Miguel Cárdenas e Agustín Vijil; la poesia “Lei palpitava di bellezza” – “Ella palpitava de belleza” dedicata alla moglie Gloria; la poesia “Principio del mondo” – “ Principio del mundo” dedicata al figlio Camilo René; la poesia “Le tasche dei miei pantaloni” – “Las bolsas de mis pantalones” dedicata a Antonio e Angelina Gamoneda; la poesia “la favola dei condannati della terra” – “La fábula de los condenados de la tierra” dedicata al fratello Jotamario Arbeláz;
Ho voluto citare tutte le poesie dedicatorie perché esse sono molto significative della natura stessa del poeta; una natura che sente il bisogno di dedicare i propri versi a qualcuno è una natura bella che esprime i sentimenti più onorevoli dell’animo umano, che dimostra nei fatti amicizia, amore, riconoscenza. Rendere immortali con i propri versi è un dono infinito. E’ un atto di assoluto amore. E così voglio parlare di Francisco de Asís Fernández, come un uomo, un poeta, che nella sua vita, nella sua preziosa vita ha conosciuto l’amore vero e puro e lo ha cantato portandolo fino a noi.

Infine propongo la poesia “Lei palpitava di bellezza” - “Ella palpitava de belleza” dedicata alla moglie Gloria, una delle poesie d’amore più belle che abbia mai letto.
                      
Costruirò un palazzo
in mezzo al mare
fatto di versi e di pesci
per vederla sorridere.
Lei palpitava di bellezza
ed era la mia luce e la mia tenebra.
Il suo volto e la sua luna erano diversi
dal fiume e dall’arancio.
Lei era un gelsomino vergine
e una valle di gigli.
Io le dicevo:
metti la mia vita su di te
metti la tua vita su di me
per unire il tuo alito di narcisi
al fiume della mia vita vicino al tuo sogno.

                      
A Gloria

Voy a construir un palacio
en medio del mar
hecho de versos y de peces
para verla sonreír.
Ella palpitaba de belleza
y era mi luz y mi tiniebla.
Su cara y su luna eran diferentes
al río y al naranjo.
Ella era un jazmín virgen
y un valle de lirios.
Yo le decía:
pon mi vida sobre ti
pon tu vida sobre mi
para zurcir tu aliento de narcisos
al río de mi vida junto a tu sueño.


Cinzia Marulli


Francisco de Asís Fernández è nato a Granada, Nicaragua, nel 1945. Poeta, narratore, saggista e promotore culturale. Ha pubblicato i libri di poesia A principio de cuentas (1968, illustrazioni di José Luis Cuevas), La sangre constante (1974, illustrazioni di Rafael Rivera Rosas), En el cambio de estaciones (1982, illustrazioni di Fayad Jamís), Pasión de la memoria (1986), Friso de la poesía, el amor y la muerte (1997, illustrazioni di Orlando Sobalvarro),  Árbol de la vida (1998, illustrazioni di José Luis Cuevas), Celebración de la inocencia: Poesía reunida (2001, illustrazioni di José Luis Cuevas), Espejo del artista (2004, illustrazioni di Orlando Sobalvarro), Orquídeas salvajes (2008), Crimen perfecto (2011, illustrazioni di Rogelio López Cuenca), La traición de los sueños (2013, illustrazioni di Omar de León), Luna mojada (2015, illustrazioni di Mario Londoño), La invención de las constelaciones (2016, illustrazioni di Juan Carlos Mestre) e El tigre y la rosa (2017, illustrazioni di Juan Carlos Mestre). È presidente del Festival Internazionale di Poesia di Granada, Membro a pieno titolo dell’Accademia Nicaraguense della Lingua, Medaglia  d’Onore d’oro dell’Assemblea Nazionale di Nicaragua, Croce dell’Ordine al Merito Civile conferitagli dal Re Juan Carlos I di Spagna, Dottorato Honoris Causa in Dottrine Umanistiche conferitogli dall’Università American College, Figlio Diletto della Città di Granada, Nicaragua.

Francisco de Asís Fernández nació en Granada, Nicaragua, 1945. Poeta, narrador, ensayista y promotor cultural. Ha publicado los poemarios A principio de cuentas (1968, ilustraciones de José Luis Cuevas), La sangre constante (1974, ilustraciones de Rafael Rivera Rosas), En el cambio de estaciones (1982, ilustraciones de Fayad Jamís), Pasión de la memoria (1986), Friso de la poesía, el amor y la muerte (1997, ilustraciones de Orlando Sobalvarro),  Árbol de la vida (1998, ilustraciones de José Luis Cuevas), Celebración de la inocencia: Poesía reunida (2001, ilustraciones de José Luis Cuevas), Espejo del artista (2004, ilustraciones de Orlando Sobalvarro), Orquídeas salvajes (2008), Crimen perfecto (2011, ilustraciones de Rogelio López Cuenca), La traición de los sueños (2013, ilustraciones de Omar de León), Luna mojada (2015, ilustraciones de Mario Londoño), La invención de las constelaciones (2016, ilustraciones de Juan Carlos Mestre) y El tigre y la rosa (2017, ilustraciones de Juan Carlos Mestre). Es Presidente del Festival Internacional de Poesía de Granada, Miembro de Número de la Academia Nicaragüense de la Lengua, Medalla de Honor en Oro de la Asamblea Nacional de Nicaragua, Cruz de la Orden al Mérito Civil otorgada por el Rey Juan Carlos I de España,  Doctorado Honoris Causa en Humanidades otorgado por la Universidad American College, Hijo Dilecto de la Ciudad de Granada, Nicaragua

































































martedì 23 gennaio 2018

Luna Bagnata (Raffaelli Editore) di Francisco de Asís Fernández Arellano letto da Cinzia Marulli

In tutto il libro di Francisco De Asís Fernández Arellano, Luna bagnata, pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Raffaelli, nella traduzione di Emilio Coco, è costantemente presente una natura selvaggia e primordiale, a volte onirica.
Allo stesso modo dai suoi versi si sprigiona una forza non usuale, tempestosa, che penetra, sconvolge e scuote.
In tutto questo l’ombra è silenziosa ed emerge invece una luce abbagliante. Le parole stesse diventano forti e lucenti. E’ come se il canto dei suoi versi illuminasse l’oscurità.
Il poeta irrompe nei sentimenti, nelle emozioni, nella parte più nascosta e intima di ognuno di noi e ci porta in una dimensione pura, antica. E’ come se non esistesse il tempo, ma l’impeto tumultuoso dell’animo umano che lotta, si dilania e profondamente ama.
Nella poesia “Come erano le aurore all’inizio del mondo?” (¿Cómo eran las urores al principio del mundo?) Francisco scrive:








Come erano le aurore all’inizio del mondo
quando le tue palpebre scure aprivano la luce
e l’humus del tuo piede depositava la pioggia sulle foglie secche
e io mettevo occhi alle piume del pavone per spiarti?
Di che colore era il rossore quando scoprimmo il fuoco
e dipingemmo le grotte di Altamira,
quando inventammo l’occhione, le macchie della tigre,
i piccioni  viaggiatori e le  virtù del mare,
quando mettemmo Orione e la stella Boreale nel cielo
e dividemmo il mondo con una linea immaginaria?
Come lasciasti cadere il Tequendama 
quando il mondo era la verginità della selva e il grugnito del mio amore?
Da dove apparivano la notte e le farfalle
quando si accendeva il cielo perché io incontrassi la tua mano?
Quale era la sostanza dei sogni
quando il Tigri e l’Eufrate sgorgavano dalle tue braccia
e mi stringevano al Paradiso?

¿Cómo eran las auroras al principio del mundo
cuando tus párpados morenos abrían la luz
y el humus de tu piel empozaba la lluvia sobre la hojarasca
y yo le ponía ojos a las plumas del pavo real para acecharte?
¿De qué color era el rubor cuando descubrimos el fuego
y pintamos las cuevas de Altamira,
cuando inventamos el alcaraván, las manchas del tigre,
las palomas mensajeras y las virtudes del mar,
cuando pusimos a Orión y la estrella Boreal en el cielo
y dividimos el mundo con una línea imaginaria?
¿Cómo dejaste caer el Tequendama
cuando el mundo era la virginidad de la selva y el gruñido de mi amor?
¿De dónde aparecían la noche y las mariposas
cuando se encendía el cielo para que yo encontrara tu mano?
¿Cuál era la sustancia de los sueños
cuando el Tigris y el Éufrates manaban de tus brazos
y me ceñían al Paraíso?

In questi versi troviamo il senso primordiale dell’uomo, una purezza selvaggia e limpida. Qui l’amore diviene tutt’uno con la natura impetuosa e dolcissima. C’è un pensiero intenso. Non è solo l’uomo che interroga se stesso, ma è l’intera umanità che viene chiamata alla riflessione. E’ proprio questo status originale dell’essere umano che racchiude il senso e il mistero della vita. 

In questo libro il poeta tocca i sentimenti, li esprime, li fa divenire nostri. Nella poesia “L’ultima musa” (La última musa) dedicata a Mary Jane Mulligan Francisco scrive:

Aveva il passo felpato del leopardo,
era squisita goccia di follia.
Non posso dimenticare gli occhi di quella donna
col film della sua vita nella retina.
Lei annichilita sulle banchine
senza poter abbordare nessuno dei suoi sogni.
Quegli occhi più intensi delle notti del Lower East Side
e delle cascate del Niagara,
deteriorandosi le ciglia,
lo splendore delle sue ali.
E lei con la sua bellezza feriva la nostra solitudine.
E lei col suo silenzio minerale.
Ma poco a poco i suoi treni deragliarono,
l’alcol la sparò  su tutte le copertine dei dischi degli anni 60
dove lei appariva (o poteva essere apparsa) a rappresentare il rock,
la droga, la Rivoluzione e un altro modo di vedere il mondo.
Finché non seppe più quale fosse la realtà e quale la sua immaginazione.
Non posso dimenticare gli occhi di quella donna
con tanti sogni distrutti.
Era sigilosa como el leopardo,
exquisita gota de locura.
No puedo olvidar los ojos de esa mujer
con la película de su vida en la retina.
Ella destrozada en los andenes
sin poder abordar ninguno de sus sueños.
Esos ojos más intensos que las noches del Lower East Side
y las Cataratas del Niágara,
desbaratándose las pestañas,
el esplendor de sus alas.
Y ella con su belleza nos dañaba la soledad.
Y ella con su silencio mineral.
Los trenes se le fueron descarrilando,
los tragos le dispararon a todas las portadas de los discos de los 60
donde ella aparecía (o podía haber aparecido) representando el rock,
la yerba, la Revolución y otra manera de ver el mundo.
Hasta que dejó de saber cuál era la realidad y cuál su imaginación.
No puedo olvidar los ojos de esa mujer
con tantos sueños derrotados.
E’ una poesia che non esprime solo il dolore e la delusione, ma la forza del dolore e della delusione. Rappresenta il sogno infranto e per far ciò il poeta torna a utilizzare la metafora della natura. In tutti questi versi aleggia un personaggio principale: la solitudine. Quella solitudine che è dentro ognuno di noi e che ci fa sentire piccoli e indifesi davanti l’immensità del cosmo.

La poesia “Luna bagnata” (Luna mojada) che dà il titolo a tutta l’opera è un altro esempio di forza e lucentezza.  E’ una poesia materica. E pur essendo la terra, le radici, la natura intensamente chiamate ed evocate in questi versi vi è pure una rarefazione che crea un velo di sogno. Forse è il sogno dell’uomo che neanche il dolore può distruggere. Il sogno o la fede di ritrovarsi anima oltre la pietra, oltre il vero.

Luna bagnata

C’è un posto nell’oscurità del sonno
dove la mia anima si nasconde come un morto da anni.
Il problema è svegliarsi,
tornare dal profondo della terra.
E del nulla.
Con dolore paga l’anima e paga il corpo
atterrito spingendo la pietra.
E mi sveglio
cercando la luce nello sprofondare dei sogni
(cercare sapendo che vivrò invano).
E quando alla fine esco
è la mia anima ad affiorare e la vedo partire.
E torna a vedere il mio corpo sotto il peso della terra
quando la morte senza fine non ha più parole
né ricordi,
e mi sveglio di nuovo a scoprire questo miracolo.

Luna mojada

Hay un lugar en la oscuridad del sueño
donde mi alma se esconde como un muerto de años.
El problema es despertar,
volver de lo profundo de la tierra.
Y de la nada.
Con dolor paga el alma y paga el cuerpo
aterrado empujando la piedra.
Y me despierto
buscando la luz en los socavones de los sueños
(buscar sabiendo que voy a vivir en vano).
Y cuando salgo al final
mi alma es lo que aflora y la veo partir.
Y vuelve a ver mi cuerpo bajo el peso de la tierra
cuando la muerte sin fin ya no tiene palabras
ni recuerdos,
y despierto nuevamente a descubrir este milagro.

Lo stile poetico di Francisco De Asís Fernández Arellano ci richiama un grande poeta italiano del passato: Vincenzo Cardarelli (n.1887 m.1959) che io amo moltissimo. Cardarelli non amava la poesia artificiosa, ma il verso chiaro, trasparente e musicale. Diceva che tramite la poesia si poteva parlare all’anima. Così i versi di Francisco splendono per la loro forza e la loro chiarezza e penetrano nell’anima di tutti noi.
Cinzia Marulli



Francisco de Asís Fernández Arellano è nato nel 1945 nella città di Granada, Nicaragua. È presidente della Fondazione Festival Internazionale di Poesia di Granada, dall’anno 2005; membro corrispondente dell’Accademia Nicaraguense della Lingua. Nel 2008 è stato nominato Figlio Diletto della Città di Granada. Nel 2013 è stato insignito della Medaglia d’Onore d’Oro dell’Assemblea Nazionale del Nicaragua; decreto approvato per unanimità dai Deputati nell’Assemblea Nazionale del Nicaragua. Nel 2014 è stato insignito della Croce dell’Ordine del Merito Civile, concessagli dal Re di Spagna Juan Carlos I. Libri di poesia pubblicati: A principio de cuentas (Editorial Finisterre, 1968), La sangre constante (Ediciones del Centro Universitario de la UNAN, 1974), En el cambio de estaciones (Editorial UNAN, 1982), Pasión de la memoria (Editorial Nueva Nicaragua, 1986), FRISO de la poesía, el amor y la muerte (Fondo Cultural del Banco Nicaragüense, 1997), Árbol de la vida (Ediciones del Centro Nicaragüense de Escritores, 1998), Celebración de la inocencia (Editorial CIRA, 2001), Espejo del artista (Ediciones del Centro Nicaragüense de Escritores, 2004), Granada: infierno y cielo de mi imaginación (Editorial Amerrisque, 2008).Tra le sue opere più recenti ricordiamo Crimen perfecto (E.D.A Libros, 2011), La traición de los sueños (Editorial Alfar, 2014) e Luna mojada (Granises Servicios Editoriales y de Comunicación, S. A., de C. V. [La Otra], Città del Messico, 2015). La sua poesia è stata tradotta in diverse lingue.

Francisco de Asís Fernández Arellano nació en 1945 en la ciudad de Granada, Nicaragua. Es presidente de la Fundación Festival Internacional de Poesía de Granada, desde el año 2005; miembro correspondiente de la Academia Nicaragüense de la Lengua. En 2008 fue nombrado Hijo Dilecto de la Ciudad de Granada. En 2013 fue condecorado con la Medalla de Honor en Oro de la Asamblea Nacional de Nicaragua; decreto aprobado por unanimidad de los Diputados en la Asamblea Nacional de Nicaragua. En 2014 fue condecorado con la Cruz de la Orden del Mérito Civil, otorgada por el Rey de España Juan Carlos I. Poemarios publicados: A principio de cuentas (Editorial Finisterre, 1968), La sangre constante (Ediciones del Centro Universitario de la UNAN, 1974), En el cambio de estaciones (Editorial UNAN, 1982), Pasión de la memoria (Editorial Nueva Nicaragua, 1986), FRISO de la poesía, el amor y la muerte (Fondo Cultural del Banco Nicaragüense, 1997), Árbol de la vida (Ediciones del Centro Nicaragüense de Escritores, 1998), Celebración de la inocencia (Editorial CIRA, 2001), Espejo del artista (Ediciones del Centro Nicaragüense de Escritores, 2004), Granada: infierno y cielo de mi imaginación (Editorial Amerrisque, 2008). Entre sus obras más recientes están Crimen perfecto (E.D.A Libros, 2011), La traición de los sueños (Editorial Alfar, 2014) y Luna mojada (Granises Servicios Editoriales y de Comunicación, S. A., de C. V. [La Otra], México, Distrito Federal, 2015). Su poesía ha sido traducido a varios idiomas.



Ovvero "Colei che è" di Stefania di Lino. Recensione a "Cambio di stagione e altre mutazioni" (Oèdiopus Ed. 2017) di Floriana Coppola

« Ho scritto per essere raggiunta, ma anche per marcare una distanza, per aprire un varco alla memoria e per consolarmi di averla perduta...