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domenica 12 dicembre 2021

Letture condivise a cura di Marvi del Pozzo: "Dalla stessa parte - uomini contro la violenza sulle donne" (Ed. La vita felice 2021)

Ho scelto oggi di presentare un’interessante antologia poetica: Dalla stessa parte – uomini contro la violenza sulle donne, da poco uscita presso La vita felice. I due curatori, Salvatore Contessini e Salvatore Sblando, operatori culturali attenti al sociale e all’impegno civile nonché, in primo luogo,  raffinati, sensibili poeti entrambi, nonostante il tema non agevole – anzi scabroso – si sono adoperati attivamente a che il mondo poetico maschile affrontasse la questione di genere ancora così pressante nel nostro paese.

L’interessante introduzione dei curatori mette in luce aspetti insospettabili: il numero dei partecipanti è stato inferiore alle aspettative; sotto l’aspetto dei contenuti l’universo femminile è stato trattato dagli uomini in modo poco articolato e, talora, secondo punti di osservazione piuttosto scontati e stereotipati: non sempre ci si è accostati al mondo ‘altro’, ma complementare, della donna in forma attuale, contemporanea. Anche in questa circostanza il genere femminile appare relegato al ruolo classico di donna come domestica del nucleo familiare, con la solita retorica dell’angelo del focolare, unica configurazione che sembra – anche negli anni ’20 del Duemila – ‘privilegiarla’: donna di casa, sposa, madre.

Con tutto ciò una sessantina di poeti hanno risposto all’appello, ma scrivere su un tema prefissato può sempre creare problemi di vincolo di ispirazione e di libertà creativa e devo confessare che ho provato imbarazzo nel trovare in troppi testi una svogliatezza, come nello svolgimento di un tema scolastico assegnato e trattato con adesione indotta, più formale che sostanziale. Un compitino da scrivere per fare bella figura senza esporsi più di tanto, soprattutto senza spendersi troppo concettualmente. Ho rilevato infatti, in generale, una mancata concezione di rapporti paritetici tra uomo e donna, un difetto di volontà di accostarsi seriamente a un problema che dilaga purtroppo dal Nord al Sud del nostro paese, con una scia di violenze e femminicidi quasi quotidiani. Va anche detto infatti che i dati statistici, riportati dai quotidiani recentemente, segnalano per l’Italia un acuirsi dei femminicidi nel 2021 rispetto all’anno precedente superiore all’8% e ogni tre giorni in media una donna perde la vita per mano omicida di uno stretto familiare.

Nell’Antologia le tematiche proposte si risolvono per lo più con una rappresentazione (non con un’adesione dell’animo, appunto) di scene di violenza ed effettacci di maniera, molto convenzionali, più adatti a un film horror che a una poesia alta e civile. Meno frequente la presa di coscienza, tale da portare i lettori d’ambo i sessi a riflettere insieme, in relazione paritaria di vicinanza, magari di tenera complicità. Non vorrei tuttavia essere unilateralmente severa all’eccesso nelle mie affermazioni femminili, o forse femministe, esacerbate dal momento storico concreto, che vede violato l’universo delle donne in tutti i campi (pur con diversa gravità, va detto) a livello nazionale e internazionale.

Ho avuto modo di leggere nell’antologia anche poesie veramente pregevoli e ‘coraggiose’ per autenticità, originalità di concezione stilistica e di profondità di sentire, in una visione in cui non esistono separazioni culturali o ruoli prefissati da tradizioni e logiche maschili o maschiliste. Emerge invece, in casi felici, l’esigenza di condivisione di ogni aspetto della vita con l’altra metà del cielo per una base armoniosa dell’essere.

Nell’impossibilità di dilungarmi come vorrei su tanti autori, riporto tre poesie che mi hanno colpito per grande tensione morale e forte intensità del dire.

Nella prima, di Riccardo Giuseppe Mereu, ho apprezzato particolarmente il messaggio di un uomo che si accosta alla donna non per capire ma per sentire la vita al femminile, quasi per un procedimento di induzione. Mi sembra imprescindibile modo per giungere ad una effettiva serenità di rapporti nella parità tra i generi.

La ‘direzione’ del femminile è in effetti da imparare, ma quanti uomini hanno voglia di applicarsi su questa strada?

 

Riccardo Giuseppe Mereu

 

I tuoi vestiti

Indosso i tuoi vestiti. Non sono pazzo!

Voglio sentire i tuoi desideri

attraversare come un mantra i miei pori,

scollegare il cervello

fino alla pelle d'oca.

 

Voglio vestire i brividi che hai

quando la notte ti senti sola,

l'odore e il sapore, il sudore della pelle...

Ascolto i battiti del cuore

per imparare la tua direzione.

 

Propongo poi la poesia di

 

Silvio Mengotto

                       

Alda Merini

Oggi ho visto la tua ombra felice,

la voce roca incensava le nuvole

azzurre della fedele sigaretta.

Eri una bambina che dormiva

nella culla, i passanti avevano

paura di svegliarti, nel segreto

sorridevi rinata sopra le ceneri

del nulla.

Come una nonna, raccontavi la vita

con le strofe sussurrate alla cornetta

telefonica. Anche i bambini erano

innamorati del tuo rossetto porpora.

Serena e inquieta confidavi i tuoi

dolori solo alla Madonna.

Con le ali sei volata in cielo

a scrivere poesie per il Signore,

racconti trapuntati di futuro,

denunciando tutte le angherie

subite dalle donne nella storia.

Senza rumore hai asciugato

le lacrime di Dio, accarezzato

il viso alla Madonna.

 

In questa poesia ho trovato di grande originalità la resa simbolica della poetessa Merini, vista in ogni fase della sua vita come emblematica del percorso, nel bene e nel male, di ogni donna, poiché ne ha vissuto ogni possibile esperienza e, sublimandole ed eternandole tutte, ha saputo cantarle in poesia.

 

L’ultimo testo che propongo oggi è di

 

Silvio  Raffo

 

La stella del coraggio

Dalla tua parte

sono sempre stato

nella vita e nell'arte –

non perché fosse quella

di chi inerme è oltraggiato

(e secoli di storia

l'hanno testimoniato  

alla sorda memoria)  

 

ma perché la tua stella

d'amore e di coraggio

ha sempre rischiarato

il mio deserto viaggio –

perché la tua magia

di fata-strega e bella

maliarda mi ha ammaliato

da fanciullo e da vecchio

perché tu sei lo specchio

di una costanza eterna

di fedeltà materna

di una malinconia

 

sorretta dall'orgoglio

vigoroso germoglio

di edera tenace

sei la guerriera audace

che vince ogni battaglia

la tua supremazia

è quella di chi è stato

offeso ed umiliato.

Solo un'esile scaglia

del tuo genio segreto

si è manifestata,

col travaglio consueto –

ma il tempo ti ha premiata.

Soprattutto se sola,

fiera amazzone ardente,

sei sempre tu la mia

cometa iridescente

che con me la Parola spargi della Poesia.

 

Mi piace l’autenticità di affermazioni ‘coraggiose’ da parte di un uomo che ammira nella donna la forza di scelte audaci e innovative, che si sposano a sensibilità di temperamento e ad una tempra stilistica tale da diventare punto di riferimento, una vera stella guida, per il mondo maschile. La donna di Raffo è tutt’altro che ‘agiografica’ e convenzionale: è fata-strega, bella maliarda, è amazzone, guerriera audace, fiera amazzone ardente oltre che specchio / di una costanza eterna / di fedeltà materna.  La donna è un mondo complesso e sfaccettato, è cometa iridescente, compagna di arte e di vita, per chi solo lo sappia intuire e confessi di subirne la personalità arcana.

Come sempre, l’autore ci offre un componimento di forma raffinata: nella prima e nell’ultima parte del testo c’è preminenza di rima alternata (a b a b), nella parte centrale c’è l’uso frequente di rima baciata (a a b b). La cosa ammirevole e rarissima è che questa classicità di versificazione non ha nulla di vetusto o di stantio, ma si sposa benissimo con l’attualità del pensiero dell’autore e l’autenticità anticonvenzionale dell’esposizione.

Grazie quindi ai due curatori, che hanno creduto nel progetto e in un’operazione del tutto positiva, in quanto dall’Antologia si apriranno interrogativi, confronti, dibattiti di idee. Sono tutte situazioni queste che, a partire dalla poesia che non è mai univoca né tantomeno apodittica, portano al progresso della società affinando la coscienza individuale e collettiva. Ritengo lodabile la strada percorsa, aperta sempre al dialogo e all’incontro, in contrapposizione a ogni forma di intolleranza e di prevaricazione.

Marvi del Pozzo

lunedì 25 gennaio 2021

Letture condivise a cura di Marvi del Pozzo: "Lo strano diario di un tramviere" di Salvatore Sblando (Ed. La vita felice 2020)

Avvicinandomi alla lettura dell’ultimo libro di Salvatore Sblando, sono rimasta perplessa sul titolo dell’opera: che cosa c’entra, mi chiedevo, la professione della vita con la sua poesia, quella di un uomo aperto, anzi spalancato, alle problematiche civili e sociali, di sensibilità profonda, sempre inclusiva in tema di arte, di bellezza, di emozioni? Che c’entra la grande capacità percettiva, l’abile tessitura dell’architettura poetica di Sblando con il mestiere di tramviere? Il titolo mi pareva francamente limitante, riduttivo.

Mistero momentaneo, chiarito andando a rileggermi la prefazione di Davide Rondoni alla precedente opera di Salvatore, Ogni volta che pronuncio te, La vita felice 2014. Si tratta dunque di un filo conduttore (un po’ di legittimo orgoglio, un po’ provocatorio) che lega l’opera nuova alla precedente: Rondoni, nella sua recensione positiva, terminava dicendo “il lavoro di questo scrittore... mi pare rappresenti un libro che dice di un’epoca, di un noi, e non sia solo lo strano diario di  un tramviere”. E anche qui, considerando l’ariosità del libro, questa locuzione aveva per me qualcosa di limitante, proprio in concreto, così come è la struttura chiusa, un po’ claustrofobica, di una vettura cittadina di fronte agli spazi sconfinati, aperti anche nei
riferimenti culturali, vasti e spaziosi, di certi testi di Salvatore. Va anche detto che il percorso su rotaia è sempre vincolante e unidirezionale (la rotaia appunto). Avevano un senso di  spazialità i grandi percorsi dei mitici treni di un tempo -  Orient Express, Transiberiana - che ti portavano ad attraversare terre esotiche e spazi sconfinati.

A riprova di queste mie sensazioni, voglio riproporvi, dal precedente libro, questa poesia dove le parole, anche tecnicamente perfette del componimento, diventano nel lettore memoria, e cioè vita che non muore, e vanno ben oltre il “diario di un tramviere” perché di diaristico non hanno proprio nulla, e non importa un fico secco se il poeta sia tramviere, fioraio, avvocato, portiere o commercialista. La poesia è universale: si annida in un’anima singola, trova espressione e vita propria o, altrimenti, non è.

 

Siamo

Siamo le parole che non scriviamo

quelle che pronunciamo

siamo gesti tra i pensieri

la carica a molla di un orologio

da taschino

le poesie rubate ai malanni

di Ripellino

 

Siamo la voce che non sentiamo

nel diniego in trasparenza

di una amicizia

 

Siamo la luce infinita dei lucernari

la disciplina del sorriso di Mandel'stam

  aperto come una strada,

non docile

non servo

 

Siamo l'assoluta ragione del consorte

la quiete nell'irrazionalità di una accusa

 

Perché voglio il silenzio in questa vita

l'urlo eterno nella mia discendenza

dopo la morte.

 

Ritornando all’opera di oggi, questa volta Sblando il diario lo crea davvero ed ogni poesia ha una sua collocazione di  tempo e di spazio certificata e datata. Talora, in sottofondo, c’è anche il tram, questa volta sì, in certe poesie legate a zone familiari di Torino: Piazza della Repubblica e il suo mercato Balôn, Piazza Derna, La grande città. Va detto - e a questo punto è chiarimento determinante - che Salvatore è il creatore di  Periferia letteraria, e il nome dice tutto: il suo intento è di stare accanto alla gente comune. Non solo il tram arriva in periferia e dalla periferia ritorna al centro cittadino, ma nei percorsi della città si snodano condivisione, confronti di cultura, sintesi di corrispondenze e differenze, circostanze quindi di arricchimento umano, personale, prima che culturale.

 

Piazza della Repubblica

Ora che sulla strada

brilla la luce fissa

della rotaia

che porta

verso il deposito

e sul pavé ottagonale

una pila in legno

umido di notte

lascia la voce

al venditore

di prezzemolo

e menta

         mi chiedo

cosa ti porta

a scegliere tra le foglie

abusive, profumate

e il metallo rotondo

rumore

di portafogli infranto

sul tram buio

d'orizzonte e fornici

(Torino, 15 novembre 2015)

 

*

Piazza Derna

I sogni

quelli veri

non hanno bisogno

di aggettivi

Come il traffico

di Piazza Derna

ruotiamo intorno

alle nostre poesie

desideri che diventano

voce e cadenza

     di Emilio

   Paolo

Taormina

O come quei maestri

che non puoi pagare

se non con la grazia

di ogni verso

sospendi il rosa

attillato dei tuoi occhi

Mentre il nostro rosso

acceso

si specchia sulle rotaie

del tram

per tagliarci

ancora

         sottovento

(Torino, 13 febbraio 2017)

 

Il sottotitolo del volume è Poesie per un nuovo inizio. Dopo eventi di grande dolore la vita impone di ricominciare, in modo diverso, certo più consapevole, a fare i conti col proprio presente e con la propria interiorità. Anche la poesia, plasmata dalle esperienze e dal dolore, col dolore matura: si fa più rarefatta, più “giusta” nella scelta del lessico, il verso più scandito, nuovo anche graficamente.

Dico questo perché personalmente ho notato differenze formali notevoli rispetto al libro precedente, del 2014. Qui, nel ritmo essenziale, talora persino sincopato, la parola si inserisce diversamente in spazi bianchi ampi, che ne fanno cornice, la precisano, la esaltano dilatandola. Questa diversa scansione, di verso e di spazio, diventa il carattere distintivo di Salvatore, originale, riconoscibilissimo. E'  una zampata, questo libro, di compiuta maturità poetica.

 

Poeta

Prima di iniziare

a scrivere

leggo

    sempre

    come quando

per guidare prima

per anni ho guardato

mio padre

Ora che scrivo

ho appena finito

di leggere

pagine altrui

di versi negati

e dipinti di sguardi

verdi e nero

china nel dipinto

che non sa

di essere nato

scritto

sopra notti

     intere di fogli

in trasparenza

(Torino, 19 aprile 2016)

*

 

La prova della mia scrittura

La prova della mia scrittura

sei tu

che leggi ogni

traccia d'inquietudine

che t'appresti fra le mie insonnie

e cancelli

ogni scansione del respiro

 

Mentre io fisso

l’ennesimo punto

unico segno

d'interpunzione e aria

fra me

e te

(Torino, 3 giugno 2018)

 

In questo libro la poesia nasce e vive alimentata dal dolore: una serie di perdite hanno segnato l’autore, dal lutto subito da bambino per la morte del figlio innocente della sua maestra di scuola, trovatosi casualmente sotto tiro nel 1979 in uno scontro tra forze dell’ordine e terroristi, fino al cruciale distacco dall’amatissimo padre, recentemente. Se vogliamo, la basilare figura paterna era già stata persa in precedenza, per il figlio, a causa di una malattia cerebralmente invalidante, che aveva reso Salvatore negli ultimi anni - come spesso succede - padre di suo padre, in uno scambio di ruoli particolarmente straziante in quanto innaturale. Ne so qualcosa anch’io. Ma dal dolore cresce e si fortifica anche l’amore e questo è un libro di versi d’amore, totalmente, liberamente, d’amore.

Riscontriamo l’amore e poi il rimpianto per il vissuto con il padre, ovviamente, ma soprattutto per ciò che il padre gli ha lasciato: l’eredità di affetti e di sentire. Campeggia quindi l’amore per l’amore: della natura, della vita nelle sue contraddizioni, delle donne passate e presenti, direi in lui sempre presenti perché gli hanno forgiato anima e sensi sia nelle affermazioni sia, forse più ancora, nelle negazioni cui la vita ci costringe. Così l’uomo conosce se stesso. Di nuovo giorni di sofferenza insostenibile si mescolano alle gioie dell’amore realizzato. Ma è da questo binomio che si impara a costruirsi e a ricostruire dei nuovi inizi. Ne deriva una poesia più consapevole, sicuramente coinvolgente e condivisibile.

 

Questo libro è uno di quelli che lasciano il segno e permettono a chi legge di andare avanti con rasserenamento e speranza. Non c’è facile ottimismo, ma Lo strano diario di un tramviere ci conduce a respirare in un mondo migliore.

Le sue poesie d’amore per la vita in ogni sua manifestazione sono, nello stesso tempo, tra le più immediate e scavate, più luminose e disperanti, più aeree ed abissali che io abbia letto (e non solo negli ultimi tempi!). Esprimono le contraddizioni di ogni tipo di amore, ma è proprio da questo aspetto che deriva per tutti la sua incommensurabile fascinazione.

 

I tuoi capelli

I tuoi capelli

che parlano di Sud

guardano rossi

al mio Sud

e declinano dopo

avere diviso

sedie e poesie

mentre c'è chi dorme

al fumo del nostro sigaro

come fosse un rito

poggiamo le nostre

labbra

sulla rabbia del consumarci

      a Sud

nel tuo ennesimo

  addio

(Torino, 4 maggio 2017)

 

Ricominciare

Svoltare

Vieni a vivere con me

Sono tutte cose

che hai chiesto

al mio silenzio

fermo

sulla strada del mio

ritorno a casa

                                   (10 gennaio 2018)

 

Mi siedo

Mi siedo

sulla prima panchina

    che incontro

Non ho più tempo

per me

        e tu sei

il mio tempo

Come è tempo

il fumo

che lascia

spazio al sigaro

consumato

tra dita,

labbra

e il netto taglio

sul mio ennesimo

      senso di colpa

(Torino-Spina Reale, 4 febbraio 2019)

 

Assenze

Oggi

vorrei essere

      un dolore

di quelli che nascono

dopo che abbiamo vissuto

sottosopra

senza fiato

 

Perché quando

non ho male

significa che non ci sei

(Torino, 10 settembre 2019)

 

Sigari

Lascio che passi

un'altra notte

inerte

      senza te

Il sorpasso

  dell'assenza

     supera la curva

dei pensieri

      e si posa

    sul controvento

fumoso

    di un sigaro

cubano

(Torino, 1.9 gennaio 2020)

 

Un tempo nuovo

Amore mio

ho bisogno di toccare

le stesse notti

    giorni uguali

      ore e minuti

         che tocchi

 anche tu

 

fino a che

    toccherò

        ancora

millimetro

          su millimetro

un tempo nuovo

 

    insieme a te

(Torino, 19 gennaio 2020)