La
poetessa di cui vi parlo oggi ha chiaramente un nome ed un cognome, un aspetto
di splendida, giovane signora bionda, un curriculum di studio e di scrittura di
tutto rispetto, anche a livello internazionale. Non è che io voglia alimentare
il mistero sulla sua figura, ma direi che è proprio lei che me lo impone, a
partire dal suo pseudonimo Brina Maurer, per proseguire con la sua forma di
scrittura poetica, in cui ogni elemento concretamente realistico viene
trasfigurato in fiabesco, per lo più amaro, come dolorose ed amare sono quasi
tutte le vicende della vita e le fiabe per bambini. Il lieto fine d’obbligo “e
vissero tutti felici e contenti” delle favole ha uno scopo per lo più
consolatorio, per esorcizzare il peso delle paure e delle sofferenze di tutto
il resto della narrazione e, purtroppo, della vita.
È
una poesia difficile, un po’ tortuosa, quella di Brina: va decifrata,
decodificata. Mi è sembrato, a prima vista, che volontà dell’autrice fosse
quella di scegliersi interlocutori-lettori di anima a lei affine, che non si
spaventassero all’impegno di trovare le chiavi di lettura nella complessità per
aprire lo scrigno del tesoro sommerso ed arrivare al cuore di un messaggio, al
giorno d’oggi, elementare ed inaccessibile allo stesso tempo. L’autrice infatti
possiede la dote rara di vivere in armonia con il cosmo, con la natura, con gli
animali, con cui è in relazione viva, di sensibilità ed amorevole
corrispondenza. Vocabolari ed altri
vocabolari nel titolo fa riferimento alla interrelazione tra esseri
viventi, alla bellezza della comprensione tra chi parla linguaggi vocali
diversi, indubbiamente, ma ha identico modo di sentire, di amare, di soffrire,
di emozionarsi in vita e, con lo stesso fatalismo e la stessa pena, abbandonare
la vita.
La
forza poetica dell’autrice denuncia la bestialità umana nei confronti degli
animali, spesso sfruttati, vilipesi, maltrattati, esaltando invece l’umanità
degli animali che, viceversa, si fidano della bestia-uomo, vi si dedicano con
un amore che non conosce limiti o riserve.
La nostra stessa esistenza sulla terra corre rischi gravi, se non
impareremo a comprendere l’interconnessione tra noi e la natura nei suoi tre
regni, fonte di luce ed armonia nel creato. Si impongono certe scelte, non più
procrastinabili.
Brina
Maurer, che ha scelto di vivere in provincia di Udine, nella natura, lontana
dalle grandi città, scrive nel suo linguaggio immaginifico, talora
metaforico-allegorico, a volte fiabescamente visionario, le esperienze
edificanti, più spesso dolorose fino a conclusioni di morte, con le sue
“persone care”: i suoi cani amatissimi Lord Genn, Mughy e Nina. Anche altri
animali, talora torturati ed uccisi dalla violenza umana, persino quella
disarmante dei bambini, appaiono in questi testi, lunghi come odi, moderni nella
forma, ricchi di riferimenti culturali d’ogni tempo e di attualità
cronachistica quotidiana.
Proprio
per la lunghezza e la complessità di questa scrittura, oltre che per invitarvi
alla scoperta del libro, riporterò solo una sua poesia: un assaggio. Tuttavia
inserisco qui alcune immagini luminose, davvero felici, che mi hanno
trasportata nel regno della poesia autentica, quella che sa suggestionare ed
incantare anche con un’immagine unica, ma di inimitabile bellezza.
Ne Le prime scarpine di Glenn, parlando del
cane ferito nelle zampe, Brina scrive con verità amorevole, riferendosi al cane
e alla bimba Isabella:
Lei ondeggiava
verso destra,
lui oscillava
verso sinistra,
lei verso di
lui,
lui verso di
lei.
Pendolo di
Foucault
con baricentro
d’amore.
e
al termine della poesia l’autrice scrive:
Isabella
custodisce ancora
le prime
scarpine di Glenn
simbolo della
metà bionda del suo cuore...
Nella
poesia Misia, la fata con gli stivali
troviamo questa immagine luminosa, che basterebbe da sola a fare grande una
poesia
... danzavi
cullata dal
vento in amache di luna
Misia,
indimenticabile gatta!
Alcune
poesie di Brina mi hanno commossa, riaprendo dolorosamente ferite mai sopite in
relazione ad analoghe vicende sui cani della mia vita, Sir Ezzy ed Olly. In questo caso il coinvolgimento è stato
totale, ma anche chi non abbia mai
avuto animali con sé è in grado di capire lo spessore del legame che collega
l’uomo al cane. Del resto l’amore, come il dolore, è eterno, ha una voce e non varia, come scrive Saba nella poesia La capra (da me citata giusto un paio di
letture fa).
Ma
c’è un altro tipo di risonanza che mi rende cara la poesia di Brina Maurer:
tutte e due abbiamo avuto analogo modo di dire, riguardo alla nostra concezione
di poesia. Lei afferma nel testo iniziale Vocabolari
ed altri vocabolari (da cui prende il titolo la raccolta):
Voglio una
parola
che sia
violenta scarica elettrica,
pensiero per
immagini,
taglio che
chiude la pagina.
Non il
sottovoce che non ha funzionato.
Io,
nella mia poesia Pensiero (riferita
ad una frase della scrittrice Shalev sulle parole spesso usate per nascondere,
non per svelare), dico qualcosa di molto simile
Che non capiti
a me
di tradire le parole.
Le voglio
tutte
in riga.
Pulite
come la luce
del mattino.
Ingenue
da ipocrisie
compromissorie
...
Sicuramente
Brina è più violenta (è anche molto più giovane!), io più pacata, ma la carica
del dire ci accomuna nell’intransigenza di una parola autentica, vera, mai
compromissoria, appunto. Mi ci ritrovo appieno ed è molto bella questa forma di
riconoscimento a distanza tra due persone, sconosciute nella vita, ma
affratellate dalla poesia.
Le prime scarpine di Glenn
Lord
Byron eludeva
la
sua zoppia,
sfidando
roventi flutti in mare aperto.
Glenn
e Isabella, invece, erano orgogliosi
del
loro zoppicare in giro per il mondo!
Le
gambine erano, a volte,
ragazze
fragili,
troppo
stanche per camminare?
E
allora ecco Glenn in versione ballerino,
sorretto
nell’imbragatura arcobaleno!
Altri
lo avrebbero voluto pallida marionetta,
ma
lui, attraverso le redini in mano a Isabella
e
alla trasmissione del moto tanto cara a Leonardo,
vibrava
all’unisono con lei:
i
loro cuori, spugnette rosse danzanti!
Lei
ondeggiava verso destra,
lui
oscillava verso sinistra,
lei
verso di lui,
lui
verso di lei.
Pendolo
di Foucault,
con
baricentro d’amore.
Isabella
indossava scarpine da surf multicolor,
sebbene
fosse atterrita dal mare.
Glenn
indossava scarpine nere,
speciali
stivaletti in neoprene imbottito di pile.
Da
ballo… da sballo!
Sulle
sue scarpine stava scritto,
in
bianco, “Walker”:
Glennie Walker!
Emulo
del re degli alcolici
e
dell’autore di un Rimario,
visto
che Glenn guaiva in rima
per
le sue dichiarazioni amorose!
Nel
bosco di Raíbl,
con
Isabella,
scalpitava
verso l’ignoto,
nonostante
lo strazio della carne viva.
Tuttavia
i piedini trascinati sul dorso,
su
radici esposte sassi poco levigati o pietre aguzze,
non
si ferivano,
grazie
a magie di neoprene.
Con
le sue “ragazze più preziose”
bramava
curiosità ed estasi,
in
un eccesso di vita.
Dilaniava
il cuore…
Ogni
cellula in agonia,
un’angusta
cella,
da
cui presto l’anima sarebbe evasa.
Seppur
consapevole,
per
il suo bene,
Isabella
riusciva ancora a ridere sorridere giocare
farlo
contento.
Correndo
veloce con le gambine anteriori,
Glenn
- biondo sempre più biondo,
bello sempre più bello - volava,
lasciando
scivolare
le
gambine posteriori come strascico di cometa.
A
casa, le scarpine trascinate sul cemento
producevano
il suono di cerini
sfregati
sulla scatola di fiammiferi.
Accendevano
pulsanti visioni.
Isabella
udiva quel rumore,
ticchettio
di palpiti,
- musica delle segrete,
dietro metallo e tessuto
di un paravento fonoassorbente -
anche
nella Stanza delle felci,
quando
gli stivaletti strisciavano
sul
marciapiede vicino alla vecchia palma.
Glenn
- cacciatore di nuovi mondi -
voleva
l’albero di Natale sempre inondato di luci.
Scintille
e bagliori filiformi
accendevano
i suoi occhi ciechi
e
la sua nobile immaginazione,
mostrandogli
la sua amata
tra
aloni magici e pennellate di rosso.
Lui
e Isabella insieme erano felicissimi!
E
lei, di lui, era così orgogliosa…
Ma
la verità è pura e dura
e
sino alla fine del tempo perdura:
i
corpi non sono attraversati da un flusso infinito.
Dieci
anni dopo,
in una scatolina di carta preziosa,
Isabella
custodisce ancora
le
prime scarpine di Glenn,
simbolo della metà bionda del suo cuore…