Un lenzuolo strappato
giovedì 19 agosto 2021
Per le donne di Kabul: Lorenzo Poggi
martedì 15 giugno 2021
Fili di condivisione a cura di Marvi del Pozzo: "Roma nostra" (Escamontage 2020) e "Quello che resta" (Progetto cultura 2020) di Lorenzo Poggi
Questa nuova breve rubrica a scadenza variabile intende accompagnare gli autori già in precedenza presentati in Letture condivise, segnalandone i lavori ulteriori. Come si sa, la poesia crea legami misteriosi e profondi che perseverano nel tempo.
Oltre che rispondere a un desiderio di completezza informativa, la rubrica intende mantenere un filo di condivisione e di consolidamento di rapporto umano e artistico tra autore e lettore.
Lorenzo Poggi
Del poeta Lorenzo Poggi, di cui presentai in Letture condivise nel febbraio 2020 il volume La Nauseatudine, edizioni La vita felice – libro che peraltro ha ricevuto apprezzamenti e premi – ho recentemente letto due volumi di poesia interessanti usciti negli ultimi mesi:
Roma nostra, EscaMontage 2020 è una raccolta di testi in romanesco ove l’immediatezza e la facilità d’espressione dialettale non scadono mai in contenuti comuni o convenzionali, ma servono invece a focalizzare la vena ironica, elegante non pecoreccia, dell’autore che sottilmente analizza usi, costumi, comportamenti, vizi costanti e pretese virtù del nostro vivere sociale. Satira puntuale e divertente, con qualche nota amarognola mai vergata con severità di censore.
L’altro volume, Quello che resta, Edizioni
Progetto cultura 2020, scritto in periodo di Coronavirus, è un libro di poesia
lirica dove l’autore mette a punto la sua poetica, ovvero il suo concetto di
poesia e i propri intendimenti di poeta, al servizio della ricerca della sua
verità esistenziale, condotta con sobrietà e forte senso civile e morale.
L’aderenza ai valori di una vita totalmente ‘naturale’ – di rispetto per cose,
paesaggi, animali, persone – e la scrittura figurata, ricca di estro creativo
ma sempre fortemente antiretorica, mi hanno reso la lettura molto rasserenante
e piacevole. M.d.P.
lunedì 16 novembre 2020
Lorenzo Poggi legge "La logica delle nuvole" di Marvi del Pozzo (Ed. La vita felice 2020)
È già nel titolo della raccolta una delle chiavi di lettura della poesia di Marvi del Pozzo.
È nel rapporto tra immaginazione e ragione, tra l’immaginifico dell’intuizione e la razionalità che preme che si pone.
È come se ogni idea poetica debba passare per un filtro razional-filosofico che ne giustifichi l’uscita e/o resti valido anche per le proprie esperienze umane.
“…Con gli occhi, a riva, /abbraccio ciò che vedo, /vivo l’ubriachezza/dell’andare/ma io giungo al di là/dell’orizzonte/e più di quella vela/vado oltre.”
Ma Marvi è come una
pietra preziosa dalle molte facce. A volte è parca di parole ma apre orizzonti,
a volte le parole sono pietre che rotolano nella quotidianità, a volte
sono “versi-parola” che infilzano quando è tempo di tirare le somme, a volte
sono pennellate impressionistiche come quando “…Hai piedi di maestrale/quello estivo che lustra/cielo e acqua di
colore/rasserena il mondo/di frescura./Proprio come fai tu/con un sorriso/di
sassolini bianchi e madreperla/quando di corsa al limitar dell’acqua/in
silenzio t’abbracci/ all’orizzonte/e
ti confondi nelle cose intorno.”
l’immensa libertà che ispira “ …e nella notte nera in mezzo al mare … calma inquieta e ingannevole paura …tu che di cuore vivi e senza norme/ai grandi spazi t’apri e vuoi far tuoi…”.
Perché la ragione a volte soggiace all’emozione. L’impertinenza d’una eterna ragazza, l’innata curiosità, l’amore per il bello sono per la poetessa valori assoluti a prescindere dalla loro razionalità.
La suddivisione del volume nei vari capitoli è anch’essa la trama in cui si dipana l’ordito d’una vita multicolore, sempre alla ricerca di sé nel mondo che la circonda.
Lorenzo Poggi
domenica 1 marzo 2020
Letture condivise a cura di Marvi del Pozzo: Lorenzo Poggi tra edito e inedito
Il
suo più recente libro, pubblicato da La vita felice nel novembre 2019, ha un
titolo non certo accattivante e decisamente poco poetico, ma fortemente voluto
dall’autore: La nausetudine, cioè l’abitudine alla nausea dei
nostri giorni in cui, pur provando questa sgradevole sensazione per la quale in
genere non c’è assuefazione, all’opposto invece oggi, purtroppo, si crea
abitudine. Ogni aberrazione, ogni crimine della nostra società rischia di
scivolarci addosso come olio sul marmo, come fossimo ormai impossibilitati ad
ogni reazione, come ogni evento non ci potesse più riguardare da vicino. È un
atteggiamento di irresponsabile fatalismo, che porta alla paralisi della
coscienza personale di fronte alla vita: ne deriva la pericolosa abitudine di
demandare ogni scelta civile ad altri, di cui si può diventare, quasi
inconsciamente, gravemente correi. Nella migliore delle ipotesi è la pigrizia
mentale ad impedirci la fatica del pensare. La dilagante faciloneria e il
presappochismo dei nostri tempi fanno il resto, ottundendo le coscienze tramite
proposte di vita e di svago omologate su criteri sempre acritici, sicché
l’eventuale fruitore è condotto per mano a seguire pedissequamente nel piccolo
o nel grande, per situazioni minime o di grande rilevanza, la scelta più
appetibile e facile, o quella di chi si impone gridando più forte o quella che
pare, nell’immediato, maggiormente convincente.-
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