domenica 25 febbraio 2018

Tre poesie di Eleonora Rimolo da "Temeraria gioia" (Giuliano Ladolfi Editore 2017)

Madre ancora
foto di Davide Fiore
questo indefinito radicale
viene a chiederci uno sconto
di pena, e tutto si somma
dentro una sola grande onda:
- ed era vero quel che mi dicevi
mentre mi iniettavi la vita:
niente vale la pena se non il punto
esatto in cui tutto
ebbe inizio: perché bisogna
uscire in fretta dal mistero
senza guardarsi le spalle -
ma Orfeo chiama la morte, 
in fondo, mentre chiedo
solo di rientrare col mio
morbo d'affetto
nella culla dell’acqua,
maschera impura e geniale.

*
Questa necessità di tenere
ammanettato il tempo,
mangiarsi lo scocco prima che accada,
per non intenerire
le distrazioni, per non segnare
con l'unghia la figura
finemente miniata
sopra il pomo dorato:
perciò non chiedermi spazi,
eternamente si spasima
nel microscopico giaciglio.

*
Tutto questo errare, ancora,
per settimane
attraversare a falcate
macinare la gomma e sentire
di notte i motori
degli altri: è perché
non abbiamo una casa,
è perché non abbiamo
l’occhio, piccole anguille
oleose e dormienti che
non esistono, perché
non guizzano.


Per acquistare il libro 

Eleonora Rimolo (Salerno,1991) vive a Nocera Inferiore. Laureata in Lettere Classiche e in Filologia Moderna, è ora dottoranda in “Studi Letterari” presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Dell’assenza e della presenza (Matisklo, 2013) e La resa dei giorni (AlterEgo, 2015, Premio “Poesia Giovani Europa in versi 2016”, organizzato dalla Casa della Poesia di Como), Temeraria gioia (Borgomanero, Giuliano Ladolfi editore 2017).

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