giovedì 7 aprile 2022

Monica Guerra su "Autobiografia del silenzio - l'orco e la bambina" di Cinzia Marulli (Ed. La vita felice 2022)

Ho ricevuto ieri da Monica Guerra una letteramail che mi ha profondamente toccato. Con il suo permesso la condivido con tutti voi perchè credo che il suo dire sia portante per accompagnare il mio libricino attribuendogli il valore della condivisione. Grazie Monica, grazie infinitamente. 

Cinzia

 

da Monica Guerra

6 aprile 2022 ore 11.26

 

Ciao cara Cinzia, 

il tuo libro è arrivato. Non ho potuto fare a meno di leggerlo subito (nonostante la pila di libri che l'avrebbe preceduto) perché il sottotitolo ha fermato per un attimo il mondo.

L'importanza di quello che hai pubblicato (e di tutto il lavoro a monte che ti ha permesso di farlo) supera i confini della poesia, per il suo intento, nudo e puro, per la sua lingua adatta e chiara, per quel dato biografico conclusivo estremamente fortificante e che spinge direttamente il lettore a compiere il salto nel proprio vissuto, a sondarne i fondali e a riemergere con una qualche direzione di pace. Il lettore non sfugge, se il trauma c’è, dinanzi alla tua apertura, così eccezionalmente diretta e tesa alla ricostruzione, si apre un varco. 

Basta la dedica per capire che questo libro dovrebbe essere letto da tutti: genitori, famigliari, adolescenti, insegnanti. Violati e non. Se non si scoperchiano questi vasi, la malvagità continuerà a scorrere beata all’interno della nostra società, continuerà a perpetuare i suoi danni e ad avvelenare bambini e famiglie intere. Solo la presa di coscienza del nostro possibile grado di corruzione può ristabilire un equilibrio, può determinare un miglioramento. Solo la sensibilità verso certi segnali può aiutare a intraprendere un percorso di risalita, per niente scontato.

Alcuni bambini interrotti possiedono una rara forza per ricomporsi, una magica riserva d’Amore che consente loro di trasformare l’orrore di certi traumi in dono, affinché altri possano specchiarsi e tendersi, a loro volta, la mano. Questo tu lo hai fatto. Immensamente grazie. 

 


 

domenica 3 aprile 2022

Letture condivise a cura di Marvi del Pozzo: Controfobie di Antonio Corona (ERETICA Edizioni 2021)

Un libro letto negli ultimi tempi – che propongo oggi: Antonio Corona, Controfobie, ERETICA Edizioni 2021 – mi ha fatto considerare come la poesia contemporanea, credo la migliore, pur nascendo spesso da un nucleo personale rifugga da proposte di tipo confessionale, anzi il vissuto individuale sia rivolto ai lettori unicamente come un’occasione per far loro affrontare problemi attuali di una società in movimento, sì, ma strenuamente contraddittoria sulla strada del progredire umano e civile. La poesia infatti, forma d’arte coinvolgente e suggestiva, non consente al lettore di restare insensibile di fronte a problematiche che, pur nascendo individuali e come tali particolarmente emozionanti, si allargano a riguardare l’essenza umana in sé e problemi connessi: la tolleranza sociale, il reciproco rispetto, la libertà di estrinsecare e sviluppare armoniosamente le proprie peculiari potenzialità.

Gli anni di pandemia da Covid 19 hanno aggravato divergenze e intolleranze: il clima di paura individuale e di insicurezza collettiva non ha portato a forme ampliate di reciproca solidarietà, viceversa a contesti generali di fobie, di irrazionali forme di repulsione, di allontanamento e di isolamento da altri considerati deboli, inferiori o addirittura pericolosi in quanto ‘diversi’ rispetto alla pretesa o pretestuosa cosiddetta ‘normalità’. Tutto ciò che crea irrazionale avversione diventa omofobica violenza nei confronti altrui e i giornali quotidiani sono continuamente infestati da notizie di atti criminosi contro donne (troppo emancipate!), barboni e migranti (vivono ai margini della società regolarmente costituita), omosessuali, transessuali (hanno orientamenti sessuali percepiti come pericolosi e devastanti rispetto ad una ‘normalità’ eterosessuale).

La sofferenza di chi è colpito da queste forme di inaccettabile intolleranza crea forti disagi psicofisici, superabili solo con grande consapevolezza di sé e forza morale nel combattere a viso aperto, esemplarmente per se stessi e per gli altri, queste battaglie per la libertà e la civiltà di tutti, che si manifestano tuttora ancora troppo sporadiche e incerte.

Ecco quindi il senso del libro Controfobie perché, come scrive l’autore, “in un contesto di intolleranza, di paura, di repulsione, la poesia come concentrato di emozioni viaggia al cuore del lettore: la poesia è intimità, come lo è la propria sessualità… aiuta a non sentirsi derisi, oltraggiati, umiliati e poi, tramite la condivisione, traghetta emozioni, sentimenti, riflessioni… La poesia è a sfavore di ogni forma di sopruso, è contro le fobie, è controfobia”.

Questo libro, pure di intensa sofferenza personale, si pone come forte esempio di poesia civile, quella che risveglia le coscienze, le forma ad un percorso di progresso da cui è impensabile un ritorno all’indietro. Non c’è riflusso possibile, a parer mio, per chi viva inserito nei nostri tempi con consapevolezza, in buona fede e come ‘animale sociale’, per dirla con Aristotele.

Da quanto detto fin qui risulta chiaro che in questo libro il contenuto, di emozione e di pensiero, prevale sulla forma, su uno stile poetico che, per quanto personale e adeguato all’intento dell’autore, potrebbe forse aumentarne l’efficacia con qualche ulteriore revisione nel ritmo metrico, nelle scelte lessicali o fonetiche. Ma si tratta di questioni di lana caprina; confesso che per me sono irrilevanti queste eventuali piccole imprecisioni stilistiche: devo dire che, viceversa, mi rendono la poesia – e l’autore – ancora più sostanzialmente umana e vitale, proprio perché meno asettica e perfettina. Metto solo le mani avanti per eventuali critiche: “ma come, la Marvi non si accorge che…?”. Sì, me ne accorgo, ma in questo caso mi va proprio bene così, perché si tratta di imperfezioni funzionali alla resa del messaggio poetico che ne esce anzi potenziato e umanizzato.

Dell’autore, Antonio Corona, confesso di sapere ben poco. Mi piace la presentazione che fa di sé:

veterinario per professione

cuoco per passione

poeta per istinto

So che è di origine sarde, ma da tempo si è trasferito a Torino, dove si occupa anche di associazioni culturali artistiche e soprattutto di poesia. Concordo con lui sulla scarsa rilevanza della biografia dell’autore relativamente ai libri di versi: la poesia parla da sola e riesce a farsi strada anche per viottoli traversi, apparentemente modesti e poco frequentati dai circuiti di viaggi. In poesia è proprio l’autostrada pubblicizzata che spesso non porta da nessuna parte.

 

Sogni allora di cambiare

Inconsapevole dell'essere

ti ritrovi. in un corpo

che tuo non è.

 

Sogni allora di cambiare

sogni dunque di morire

per rinascere reale

a degli occhi non vedenti

ad il cuore tuo piangente.

 

Nel silenzio, poi ti celi

per non essere deriso

per non essere diverso

per non essere te stesso.

 

*

Vorrei vivere con te

Vorrei vivere con te

in un luogo chiamato casa

sentire mani dolci accarezzarmi il viso

tocco d'intesa e baci di passione;

vorrei vivere con te

in una forma chiamata libertà

dove stringersi la mano non è un richiamo

ma si perde indifferente tra la gente;

vorrei vivere con te

in un tempo chiamato oggi

senza essere schiacciato dai propri limiti

dove il vergognoso pudore svanisce

e si respira con polmoni senza gabbia.

Perdersi rarefatti nel silenzio

senza occhi né giudizi,

essere uguali senza schemi

essere uomini senza sesso.

Quel giorno un giorno arriverà ...

 

*

Intolleranza

 

Hanno chiuso le tue mani dentro un pugno

hanno legato le tue parole con il cappio

hanno immerso i tuoi gesti nel cemento.

 

Adesso son felici, non sei più "diverso".

 

Rimarranno imbottigliate quelle lacrime tue

dentro un vetro a galleggiare

sulle coscienze delle anime nere

avranno il gusto di un'amara intolleranza

e un retrogusto di bilanciata eguaglianza.

 

*

Amare nell'ombra

Un bacio mai dato

è un'emozione mancata

ma un bacio nascosto

è come un cuore spezzato.

 

*

Amami

Amami ancora

sinceramente

uccidimi di gioia,

amami sempre

diversamente

incensami d'estate,

amami nel buio

quando corpo è solo anima

quando idea è sempre viva,

scrivimi parole

che hai negato all'intelletto

dipingimi vero

come mi vorresti ancora

e canta,

per essere felice.

 

*

Sulla fune

Su una fune

sospesa nel vuoto

la vita danza sulle punte

di un amor congiunto

fra anima e corpo

tra sensi e tatto

di chi ascolta e poi agisce

senza cogliere nel segno.

Mi fermo

nel fulcro della ragione

sapendo che seguirla

mi porterà altrove.

Mi muovo

in equilibrio sul cuore,

se cado volo

se arrivo cammino.

Amare è l'unica certezza.

 

*

Credo

Ci è concesso un solo amore.

Me lo chiedo

e tremo perché non credo

a un numero finito

che al cuore celo.

Posso amare finché credo

che un cielo non sarà mai

troppo pieno di stelle

come un prato

troppo colmo di farfalle.

Ed allora cedo

al mio solo credo,

che non c'è amore finito

cerchiato e isolato

c'è solo amore sparso

tra le anime incontrate

in una vita così fugace

e da me celebrate

anche se isolate.

Amate liberamente l'immenso

nel senso, nell'intento

e giammai nel tormento.

 

*

Sarò padre

Sarò padre

quando cadranno le foglie dei cipressi

lungo i viali trafficati e noncuranti

all'ombra di un desiderio inespresso.

Sarò padre

sulla groppa di un unicorno arcobaleno

sorridente e gioioso, indifferente

alle menti arretrate e spietatamente bigotte.

Sarò padre

quando le mie mani sfioreranno la tua fede

quando sarò libero dalle corde del giudizio

quando le mie mani sfioreranno la tua fede

quando sarò libero dalle corde del giudizio

e come un bimbo vorrò un padre uguale a me.

 

 

 


"Penelope. Nonostante Ulisse" in scena il 6 aprile a Trieste al Magazzino 26 con Sara Alzetta. Testo poetico di Gian Maria Zappelli

Mercoledì, 6 aprile 2022, dalle 20.30 alle 22.00, saremo al Magazzino 26 di Trieste nell’ambito della Rassegna ‘Una luce sempre accesa’ promossa dal Comune di Trieste e organizzata da Vita Activa Nuova APS. Assisteremo allo spettacolo teatrale “Penelope. Nonostante Ulisse”. Testo poetico scritto da Gian Maria Zapelli che in scena diventa il corifeo. Interpreta Penelope l’attrice Sara Alzetta.

Lo spettacolo si dispiega come un’unità ritmica ed è costituita dalla successione di temi principali di particolare fattura ed interpretazione. Sara Alzetta entra in un personaggio archetipico ripreso nell’evoluzione storica della persona in un mondo moderno e in un linguaggio fruibile e accessibile alla comprensione di tutti. La brava e versatile attrice ci fa partecipare con maestria all’evoluzione del personaggio e lei stessa si trasforma in esso. Ci coinvolge in modo sorprendente interpretando con originalità una delle figure femminili più eroiche e particolari di moglie, madre e regina, del testo epico dell’Odissea.

Penelope, figura letteraria immortale, ha attraversato i millenni ispirando autori e autrici fino ai nostri giorni, in una rielaborazione del mito nell’arte antica e moderna e nella letteratura contemporanea, per citare solo alcuni autori: la prima epistola di Ovidio nella sua raccolta “Eroidi” inizia con: “Questa lettera te la invia la tua Penelope, o Ulisse che indugi a tornare. Ma non rispondermi, vieni di persona! Troia, odiata dalle donne greche, di certo è abbattuta!”  

Tra gli autori neogreci possiamo citare Ghiannis Ritsos, il quale scrive “La disperazione di Penelope” (1968) cogliendo l’istante preciso del riconoscimento e della contemporanea delusione. “Per lui, dunque, aveva speso vent'anni, vent' anni di attesa e di sogni, per questo miserabile lordo di sangue e dalla barba bianca?” Possiamo proseguire con “Il diario di Penelope” di Kostas Varnalis, “il pianto di Penelope” di Margaret Atwood, fino alla sarcastica interpretazione di Penelope, “Itaca per sempre" di Luigi Malerba, (1977) nella quale Penelope si riconosce una donna consapevole, saggia e tessitrice d'inganni al pari del consorte Odisseo. Sono solo alcuni degli autori che si sono impegnati nella rivisitazione del personaggio di Penelope, trasferendolo nel mondo moderno.

L’autore italiano Gian Maria Zapelli, nel testo teatrale “Penelope. Nonostante Ulisse” compie un serio tentativo di restituire spessore psicologico alla figura letteraria secondo i canoni della donna moderna; nell'opera rielabora il mito di Penelope dandole voce per raccontare lei stessa chi era Ulisse e la propria vita nonostante il marito. Per sfuggire dalla particolare ‘opacità’ del carattere e del comportamento di Penelope nel poema omerico, l’autore prova a costituire la cifra della complessità del suo carattere, fino al punto della liberazione di Penelope dai condizionamenti sociali,    liberandosi dalla figura ingombrante di Ulisse e finalmente esistere come figura dell’individuo moderno, secondo i dettami del liberalismo occidentale. 

Alexandra Zambà

 

 

 

 

sabato 19 marzo 2022

Autobiografia del silenzio di Cinzia Marulli (Ed. La vita felice 2022) oggi al Teatro della Dodicesima - a cura di Manuela Minelli

 L’ORCO E LA BAMBINA

Storie di orrore quotidiano

Cinzia Marulli presenta il suo ultimo libro nel foyer del Teatro della XII

 

di Manuela Minelli

 

Uscito la scorsa settimana in tutte le librerie italiane, verrà presentato oggi pomeriggio a Roma, nel delizioso foyer del Teatro della Dodicesima dall’atmosfera bohémienne, il nuovo, toccante libro di Cinzia Marulli, “Autobiografia del silenzio – L’orco e la bambina” (Ed. La Vita Felice), che racconta poeticamente una storia cruda e realmente vissuta, quella dell’autrice bambina.

progetto grafico di Veronica Paredes
Il libro che trasporta il lettore dal male al bene, è l’elaborazione di qualcosa di terribile, il cicatrizzarsi lento di una ferita profondissima, è lo splendere della cicatrice, è l’atto sublime, liberatorio e sacrale del perdono, che la Marulli - nota poetessa contemporanea, tradotta in moltissime lingue e una dei rari poeti italiani invitati nei più prestigiosi festival di poesia, nei Paesi dove la poesia viene considerata alla stessa tregua del calcio nel nostro stivale - dopo poco meno di mezzo secolo dal fattaccio, è riuscita a raccontare la violenza subita da bimba, con quel grande strumento terapeutico che lei sa maneggiare assai bene e che è la scrittura poetica.

Così dopo “Agave” (Lieto Colle Ed.); “Le coperte di Dio – Las Mantas de Dios” (edizione bilingue trad. di Emilio Coco, collezione Le Gemme, Progetto Cultura Ed.); “Percorsi” e “La casa delle fate” (entrambi pubblicati da La Vita Felice Ed.); “El sentido blanco de las nubes” (Ed. Valparaíso) l’autrice ci regala questo piccolo grande libro, che si legge come una favola in cui l’orco cattivo a volte ha gli occhi azzurri di un principe.

Ho fatto un lunghissimo lavoro di elaborazione interiore che mi ha portato ad accettare la cicatrice che la violenza subita mi ha lasciato e che, ovviamente, ha condizionato molti aspetti della mia vita, racconta questa donna solare, radiosa e sorridente che, oltre a pubblicare libri tradotti in arabo, cinese, francese, greco, inglese e spagnolo e pubblicati in Cina, Bolivia, Colombia, Ecuador, Honduras, Messico, è anche organizzatrice di eventi poetici che hanno la finalità di diffondere la poesia, è fondatrice e curatrice del blog letterario ParolaPoesia, realizza progetti videoartistici, vince premi letterari importanti (come quello che porta il nome di Alda Merini) ed è curatrice di due collane di poesia, tra cui una di poeti ispano/latinoamericani.

Ho deciso di pubblicare “Autobiografia del silenzio” per dare voce a tutti quei bambini che, come la me di allora, non hanno la forza e il coraggio di parlare. E voglio dire a tutti i bambini del mondo di non provare vergogna. Credetemi, non siete voi che dovete provare vergona. Voi siete, così come lo ero io, bambini puri e meravigliosi. E non avete fatto nulla per meritare questo, non siete voi i colpevoli, non siete voi a dover provare il senso di colpa. È l’orco il cattivo. È solo lui che deve vergognarsi.

È necessario combattere il silenzio che non porta a nulla, raccontare ciò che si è subito, è il passo più importante verso la guarigione. È un gesto d’amore verso sé stessi.

Per questo vi affido la mia autobiografia del silenzio che, finalmente, si è aperta alla parola, passando attraverso la conoscenza del male fino allo splendere del bene.

Saper raccontare di una violenza subita in età infantile non è certo da tutti, ci vuole coraggio e tempo. Cinzia Marulli, c’è riuscita. Alla sua maniera, poeticamente, con grande dolcezza, levità e grazia. Nel Buddismo si chiede di trasformare il veleno in medicina e nel cattolicesimo si chiede di perdonare, così come fece Gesù sulla croce. Con questo libro l’autrice ha dimostrato di essere riuscita in entrambe le imprese.

Cinzia Marulli ha deciso di devolvere i proventi di questo suo ultimo libro all’Associazione Prometeo, che combatte la pedofilia e si batte con grande impegno per far sì che non si debba mai più parlare di infanzia violata.

All’incontro condotto dalla giornalista e scrittrice Manuela Minelli seguirà cocktail.

 

 

Sabato 19 marzo – Ore 18,30 – Roma – Teatro della Dodicesima – Via Carlo Avolio, 60 - Roma

 

 

domenica 27 febbraio 2022

Letture condivise a cura di Marvi del Pozzo: "Preghiera in gennaio" di Rosaria Di Donato (Macabor 2021)

Nei nostri tempi difficili per la irrisoluzione di tanti problemi di natura civile e politica, interna e internazionale, in tre anni ormai squassati da una pandemia che ci ha privato di molte certezze e forme consuete di quotidiana libertà, diventa per molti fondamentale far fronte alle situazioni contingenti con la forza della propria spiritualità, opporre alla vulnerabilità la certezza del poter sempre ritrovarsi nel proprio intimo come esseri vitali, pensanti, senzienti.  È rassicurante poter fare appello, non solo per se stessi individualmente ma anche in dimensione corale, all’apporto della Fede religiosa (per chi è credente) in modo da affidarsi a una dimensione ultraterrena, ove anche le umane sofferenze trovino barlume di risposta alla solitudine e al perché dell’abbandono. Padre mio, padre mio, perché mi hai abbandonato?

La poesia religiosa si è sviluppata negli ultimi anni in varie forme di poesia-preghiera. Ha il suo più intenso esempio nelle liriche e negli scritti poetici di Lucianna Argentino, insigne poetessa, filosofa e teologa, che ci offre vere perle di saggezza e di conoscenza, anche esegetica, dei testi sacri.

Il libro di Rosaria Di Donato, Preghiera in gennaio, Macabor 2021, è una raccolta di riflessioni e di preghiere ecumeniche immediate, espresse col cuore di un’anima ‘semplice’ in senso evangelico, con riferimento cioè a quegli spiriti che arriveranno al regno dei Cieli senza sovrastrutture, in linearità di anima, col desiderio e con la ricerca di Dio attraverso il rapporto con il prossimo, nello svolgimento responsabile delle proprie mansioni terrene.

Si sa che le opinioni in poesia si legano ai gusti personali del lettore ed io, di fronte a verità di Fede così irrefutabili, direi apodittiche, mi trovo spiazzata e per mia indole un po’ interdetta: mi spiego meglio riportando una poesia del libro:

 

il padre – il figlio

 

ti chiama il padre

e tu rispondi abbà

non riesco a farcela

troppo pesante

vivere morire

amare sopportare

piangere lottare

 

dov'è la festa

che sognavo

il mondo

in cui credevo

la vita

che aspettavo

io chi sono

 

dove sto andando

a chi appartengo

è un sogno-finzione

oppure è vero

il nulla impera

il mondo è vano

sono solo

 

no tu sei con me

risponde il padre

sempre ti ho avuto

in grembo

all’alba dei giorni

ti ho pensato

di Spirito nutrito

 

non temere il buio

non prevarrà

 

Mentre in totale condivisione apprezzo le prime tre strofe, le parole del figlio che coprono

l’arco travagliato del vivere umano nelle sue sfaccettature, la conclusione dell’ultima strofa, affrettata, nelle parole sentenziali del padre, mi sembra inadeguatamente elementare. La semplificazione eccessiva, per una come me che vuol cercare col lanternino di Diogene il fondo delle cose, non tiene conto del problema del Male, del silenzio di Dio, pure oggetto di grossi dibattiti teologici all’interno della Chiesa stessa, per non parlare dell’apporto importante alla problematica da parte di grandi scrittori classici: Bernanos, Mauriac, Dostoevskij per primo, con la sua figura del Grande Inquisitore. Sono problemi irrinunciabili, da far tremare le vene ai polsi. Non temere il buio / non prevarrà, così come scritto dall’autrice, non mi basta. Anzi, proprio non mi conduce a Dio una semplicistica rassicurazione paternalistica, valida giusto per tenere buoni i bambini.

Altro aspetto che personalmente non sono in grado di capire è la trasposizione in poesia della preghiera del Padre nostro, con concetti identici e parole del tutto simili al dettato tradizionale:

 

padre nostro

 

padre nostro che sei nei cuori

rendici santi grazie al nome tuo

fa che possiamo entrare nel tuo regno

la tua volontà sia in noi

ovunque per sempre

sii il nostro cibo quotidiano

 

perdona le nostre mancanze

affinché noi perdoniamo

quelle altrui

rendici forti contro il male

 

immuni dalla tentazione

 

liberi di pregare

 

amen

 

Me ne sfugge francamente il senso: la tradizione cristiana, nei secoli, nei millenni, ha costruito certe preghiere comunitarie che hanno valore per sempre e per tutti i fratelli di una stessa Fede. Sono il Padre nostro, l’Ave Maria, il Salve Regina, lo Stabat mater, il Magnificat. Con le parole storiche, immutabili, di questi testi hanno pregato i martiri, hanno invocato grazia i combattenti in guerra, hanno balbettato i morenti. Sono quelle, storiche, da sempre: non vedo la necessità di modificarle, soprattutto se, in termini leggermente diversificati, si resta attaccati alla forma originaria e al senso letterale del testo. Credo che per un fedele la tradizione assuma il valore di una unione storica che oltrepassa la forma della preghiera in sé, uguale e valida nel suo dettato, ma diventa un legame sostanziale, quasi una bandiera, un segno di riconoscimento tra fratelli.

 

Se tuttavia ho espresso queste riserve, puramente personali, da lettrice e quindi del tutto opinabili, la vena poetica di Rosaria si eleva con originalità in altri testi di preghiera in cui affronta il concetto del sacro, di cui i nostri tempi lamentano l’appannamento, con personalità spiccata. Allora la preghiera innovativa, che nasce autentica da un’anima in ricerca, quando si stacca da riferimenti troppo persistenti a testi biblici o evangelici o ad agiografie di santi, mi stupisce e mi commuove. È questa la strada che, a parer mio, Rosaria dovrebbe continuare a battere: esprimere la sua voce individuale e limpida che, nascendo da un substrato di cultura religiosa, se ne stacca scientemente creando preghiere altre, forme aderenti ai tempi, per rivolgersi a Dio.

Vale la pena che Rosaria Di Donato coltivi la sua natura di mistica contemporanea, nella consapevolezza della sua forza di coinvolgimento e della sua tenerezza di creatura.

 

germinazione

 

ah se dato mi fosse

d’incontrare i santi

mi aggrapperei

alle loro mani

e stringendole forte

lascerei cadere

sulla terra

quella luce

che sola trapassa

il corpo

e poi in gocce

di calore

ricade

diffondendo amore

 

terra promessa

iridati pensieri

duraturi orizzonti

 

il bene

 

*

speranze

 

svegliarsi un giorno

e scoprire che tutto

non è ancora perso

 

rinnovare speranze

rinverdire pensieri

rimuovere dai calzari

la polvere

 

e di nuovo solcare

 

le vie che conducono

al cuore al centro

al senso segreto

di tutte le cose

 

*

autoritratto

 

rosaria azzurra marina

se non fosse il ceruleo

che dagli occhi traspare

nessuno vedrebbe l'oceano

interiore metafisica

luce che all’onda consente

il divenire

 

*

fil rouge

 

nata invano dalla notte

anelo un pertugio

un filo che conduca

il respiro oltre la barra

del più vasto sentire

che tutto accoglie

parallelo al reale

 

*

a dio

multas per gentes

et multa per aequora vectus

 

arriverò a te

l'abisso donando

della solitudine

i frantumi

di un mondo apparente

e un programma

di perfezionamento